
Mi ricordo di quando andavo in quarta/quinta elementare ero l’unico bambino che non credeva a Babbo Natale, lo sapevo da piccolissimo che Babbo Natele non esisteva, i miei genitori mi avevano rivelato quasi subito questa cocente verità! Anche da bambino ero un grandissimo rompi coglioni e già allora avevo un certa dose di logica e di razionalità, troppe cose non mi tornavano nella storia di quel uomo grasso con la barba bianca. Facevo mille domande, e cosi mio padre un giorno si ruppe il cazzo e mi disse che Babbo Natale non esisteva. Ritorniamo però ai miei ultimi anni nella scuola elementare quando la mia battaglia contro i bambini credenti entrò nella fase cruciale, io dicevo: “Non esiste Babbo Natale!” e loro: “No esiste! Non lo vedi che viene anche tutti gli anni a trovarci a scuola?” e qui bisogna aprire una parentesi, infatti tutti gli anni a dicembre nella scuola di San Rocco (Marano di Napoli) il maestro Castrese (che non vedo da anni ma di cui conservo un ottimo ricordo) si vestiva da Babbo Natale, tutti i bambini uscivano dalla classi e lui regalava caramelle, i bambini contentissimi erano convinti che di fronte a loro ci fosse veramente Babbo Natale. Al quinto anno decisi che era arrivato il momento di svelare a tutti la verità e dimostrare che avevo ragione io, cosi quando il maestro si chinò per regalare una caramella ad un bambina più piccola io mi avvicinai e gli tirai la barba, dimostrando a tutti che era finta. Non vi dico i pianti della bambina e le “cazziate” che mi presi. Tornato in classe però ero contento perchè avevo mostrato a tutti la verità: Babbo Natale non esisteva! Tuttavia c’era un brutta soppressa ed attendermi, infatti tutti erano ancora convinti dell’esistenza di Babbo Natale, anzi la sua reputazione era pure migliorata, mi dissero: “Certo che Babbo Natale esiste, solo non stava bene e visto che è tanto buono per non farci rimanere male ha chiamato il maestro Castrese e gli ha prestato il suo vestito per farci portare comunque le caramelle” era allibito da queste frasi, ero anche io un bambino ma pensavo: “Come è possibile anche solo concepirle certe cose?”. Ma nonostante questo la mia battaglia andò avanti, domandavo a tutti: “Ma come è possibile che un solo uomo faccia in una notte il giro del mondo?”, “Come fa a passare nel camino?”, “E quelli che non hanno il camino?”, “Avete mai visto una renna volare?”, “Come fa a leggere tutte le letterine del mondo?”, “E soprattutto perché i bambini figli di famiglia povere vengono sempre trattati peggio di quelli appartenenti a famiglie ricche?” queste ed altre domande ponevo, ma niente, non c’era confronto, non c’era discussione, a loro cosi avevano detto, a loro cosi faceva comodo credere (sperare che ogni anno a natale si potesse chiedere qualsiasi cosa era naturalmente bellissimo) e non volevano sentire ragioni, era cosi e basta. Mi prendevano anche per il culo su questa cosa, ero io quello scemo perché non credevo a Babbo Natale, loro invece che adoravano un personaggio con la barba bianca che giudica buoni e cattivi dalla sua bella postazione erano i furbi. Qualche mese dopo la fine della scuola elementare tutti quei bambini scoprirono che Babbo Natale in realtà non esisteva, bastò che i genitori gli dicessero “Babbo Natale non esiste” e loro smisero di crederci, ma come, io avevo portato tutte le argomentazioni possibili, tesi razionali e logiche, e non mi avevano creduto, anche quando avevo tolto la barba finta la maestro Castrese avevano continuato a credere a Babbo Natale, e ora bastava che i genitori dicessero una parola e loro improvvisamente non ci credevano più. All’epoca non mi spiegai questa cosa, oggi so che quando non ti fai domande segui ciecamente il tuo padrone, e se anche il padrone ti dice una cosa assurda tu ci credi perché non ti poni dubbi e poi in fondo credere a quello che dice il padrone è rassicurante, è quasi bello, è sicuramente meglio della verità. Sono d’accordo con chi ora starà pensando che ero un bambino e quindi potevo anche rompere di meno il cazzo e poi il parallelo tra genitore e padrone è un po’azzardato, tutto vero, però io volevo porre l’attenzione su un altro aspetto, infatti penso che il problema reale sia chi è cresciuto e continua a non porsi domande, non crede più a Babbo Natale, ma crede a qualcosa di più assurdo, e quando provi a spiegargli che non è cosi, che non può essere cosi, ancora una volta ti prende pure per il culo e ancora una volta per assurdo lo scemo sei tu e non lui.
Beniamino Simioli

7 commenti:
La notizia cattiva originale era che dio non esiste, e quella buona è che puoi fare e mano di lui grazie alle spiegazioni di E. Severino. A proposito di dio, l'autore è curioso come nel caso con Babbo Natale o è cattolico sul serio?
Carissimo Anonimo,
l'autore (che sarei io) conosce benissimo la notizia cattiva originale, e infatti ha scelto quel titolo proprio per questo, per cercare di rendere ancora più esplicito che in questo pseudo-racconto Babbo Natale è chiaramente un metafora di Dio.
Comunque se non si fosse capito, sono orgogliosamente ATEO.
Babbo natale non esiste dio Esiste? Mah.... Boh.... Cissà....
Io sn laico per mia fortuna.
Bel blog cmq complimenti. Ti linko a breve(se trovo un pò di tempo).
Che blog inutile...
Caro Anonimo 2,
grazie per il tuo utilissimo commento. :)
Il Direttivo per l'Osservatorio Femminista del Partito Gomunista Maremma Inculata esprime la PIENA SOLIDARIETA' alla splendida azione di cui si è resa protagonista la gonpagna Chiara Martina che, opposta allo sciovinismo disubbidiente (e anche un po' birbante...) di Ciccio Auletta ha risposto per le rime sghignandolo bene bene all'ultima convention presso il Cras! (la "h" non serve visto che a Bologna non si pronuncia) di Bologna.
Trattandosi, oltretutto di un DISUBBIDIENTE, l'atto si deve ricondurre in uno schema di sostituzione della figura materna che, come è giusto, pesta a sangue il figliolo che non ubbidisce. Dopo tutto, ai disubbidienti, cosa si può augurare se non di trovare una mamma che li pigli a zampate nel baugigi uno per uno?
Che questo sia di ammonimento ed esempio.
La gonpagna Chiara Martina è assurta quindi nell'eNpireo gomunista come figura femminea di prima grandezza e può, dunque, tornare alla conca come le compete, nonché scegliere una buona volta con quale nome farsi chiamare (o Chiara o Martina).
AVANTI GOMUNISMO E FEMMINISMO GOMUNISTA E CAZZO AR CULO
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