"Trovo la televisione molto educativa. Ogni volta che qualcuno l'accende,
vado in un'altra stanza e leggo un libro" Groucho Marx





sabato 24 gennaio 2009

Dedicato agli scissionisti

Di seguito un brevissimo estratto dal “Che fare” testo scritto da Lenin tra l’autunno 1901 e il febbraio 1902 e pubblicato la prima volta nel marzo 1902. Il testo come sempre è illuminante e nonostante non sia stato scritto ieri è attualissimo.
Domani e dopodomani (24 e 25 Gennaio 2009) l’area vendoliana del PRC uscirà dal Partito, è questo pezzettino del “Che fare” sembra proprio dedicato a loro.


"[...]Ed ecco che taluni dei nostri si mettono a gridare: "Andiamo nel pantano!". E, se si incomincia a confutarli, ribattono: "Che gente arretrata siete! Non vi vergognate di negarci la libertà d’invitarvi a seguire una via migliore?". Oh, sí, signori, voi siete liberi non soltanto di invitarci, ma di andare voi stessi dove volete, anche nel pantano; del resto pensiamo che il vostro posto è proprio nel pantano e siamo pronti a darvi il nostro aiuto per trasportarvi i vostri penati. Ma lasciate la nostra mano, non aggrappatevi a noi e non insozzate la nostra grande parola della libertà, perché anche noi siamo "liberi" di andare dove vogliamo, liberi di combattere non solo contro il pantano, ma anche contro coloro che si incamminano verso di esso."
Lenin


giovedì 8 gennaio 2009

Liberazione? Ora dico la mia (di Maria R. Calderoni)

Bellissimo articolo della compagna Calderoni sulla questione "Liberazione":

Farò outing anch'io. Finora anch'io sono stata zitta, nel dibattito in corso su queste pagine, anche se quello che penso sul giornale e sul partito non l'ho mai nascosto, anzi è molto noto. Come è molto noto che, se si vogliono applausi garantiti, la via sicura è andare al microfono e criticare "questa" Liberazione: tuttavia, anche quando mi sono trovata d'accordo con tali critiche (praticamente sempre), non ho mai partecipato al battimano. Per via del politicamente corretto, essendo ancora io una che in questa redazione ci lavora, insomma sono parte in causa. Ma alla fine, dopo tutto quanto - dalla Luxuria-Obama alle "divertite" provocazioni del direttore sul crollo del Muro come faro di civiltà e Ferrero prigioniero di stalinisti-breznevlani (per citare le ultime due) - mi è impossibile stare in silenzio per fair play.

Comincio dalla domanda che, in polemica con le critiche che piovono sul giornale, Antonella Merrone poneva in un articolo di qualche settimana fa, "a chi dà fastidio Liberazione?". No, domanda mal posta e anche del tutto fuori dal politicamente corretto. Non Liberazione dà fastidio, ma "questa" Liberazione. Le critiche piovono da tutte le parti (sì, anche dal 47% "amico", ) ma chissenefrega: ci si dichiara da soli interpreti unici del buono e del bello, e si proclama che questa è la migliore delle Liberazioni possibili, ... Veramente direi più che altro il giornale che fa arrabbiare i suoi lettori; direi più che altro il giornale che evidentemente piace moltissimo a pochissimi, come sembra dimostrare il pauroso trend delle vendite.

Allora, non sarebbe più proficuo per tutti noi che lavoriamo qui, e magari anche per la medesima Liberazione, inaugurare una congrua pausa (non è mai troppo tardi) di riflessione, anche solo per porsi delle ragionevoli domande? Non sarà che magari non siamo così splendidi, magari? Non sarà che il nostro cacao non è così meravigliao?

Domande che valgono anche per Queer, magari. Dirò nero su bianco quello che penso (del resto, risaputo): "pollice verso" a cominciare dal titolo. Carissimi/e, se si voleva stupire i borghesi, a cominciare dal titolo, beh, missione fallita; e veramente non si sono stupiti nemmeno gli antiborghesi, nemmeno i metalmeccanici, i bagnini e le casalinghe di Voghera. E non "per" i temi trattati - viva viva i temi sessuali-sessuati, di ogni genere tipo e colore, non abbiamo niente da ridire nemmeno sulla necrofilia (e del resto, non lo sapete, vero?, tal Lenin già ai tempi suoi, figurarsi, sosteneva che, in materia, è lecito ...); ma "per come" quei temi sono trattati; e con quale linguaggio, diomio. Non ne usciremmo bene, se un giorno a qualcuno saltasse in mente di mettere insieme una antologia di brani presi paro paro, come dicono a Roma, da Queer (e non solo da Queer, volendo: per esempio revisionismo e anticomunismo, vuoi spicciolo vuoi volgare, non sono merce rara...). No, Queer non "logora l'intolleranza", non ci siamo con Voltaire, Queer logora chi lo legge e questo fa molto male (soprattutto all'edicola).

Quello che voglio dire è che, come è assodato anche da una inchiesta ufficiale effettuata per la ormai storica conferenza di Carrara, "questa" Liberazione non è amata, (uso un eufemismo), dal partito nel suo insieme. Allora, chi siamo noi? Una redazione che si colloca non alla testa, per carità didio, ma "in testa" al partito? Siamo i Kalos kai Agatos, i bravi e buoni (e anche belli...), che mettono in riga gli iloti, i poveri beoti iscritti al povero partito, che tanto non conta niente? Si cita Allende (che ha detto molte altre cose, peraltro) per buttare lì che . Francamente, sono lezioni non ricevibili, soprattutto da chi la tessera non ce l'ha. Orrore, mica vorrete che Liberazione ? Che sia come la Pravda? Dove andrebbero a finire la critica, il dibattito, l'anticonformismo, la libertà del libero giornalista, ecc ecc? Bene, ma allora perché passa la "linea" altrui, con tanta disinvoltura? Sul tema hanno già risposto in tanti, Loredana Fraleone, Imma Barbarossa, Bianca Braccitorsi, pur anco uno che di nome fa Ferrero ed è il segretario nazionale, pur anco una mozione conclusiva di un Cpn. Sto qui fin dal primo giorno di Liberazione, ma nessuna velina è mai arrivata dai piani alti del Prc; e allora di quale autonomia si va parlando? Forse l'autonomia di fare appunto gli "autonomi", vale a dire il diritto di imporre il proprio pensiero - anche pensierino - unico? Di schierarsi per una parte e non per l'altra, cioé la maggioranza "sgradita" di oggi?

Quanto all'evocato che vorrebbe essere o diventare "questa" Liberazione (ne ha parlato e ne parla il direttore), non sappiamo niente, né chi lo vuole ne perché. Né tampoco ci risulta che sia all'ordine del giorno in qualsiasi istanza Prc (anzi, tutto il contrario). Nel nostro piccolo, sosteniamo e amiamo questo nostro giornale "di" partito: ci sta bene così, "di" partito (non soltanto un mero posto di lavoro).

Anche questo lo hanno spiegato benissimo ormai in tanti; si può essere un giornale "di" partito libero, liberissimo, intelligente, moderno, trasgressivo, persino da un milione di copie, chi ce lo impedisce? A proposito. Ho detto che faccio outing e lo faccio tutto. Qui, in "questa" Liberazione, noi siamo in pochi, noi giornalisti iscritti al partito, solo cinque/sei su trentacinque (dopo tutto, , no?), e nemmeno il direttore è iscritto, come si sa (e chi gli ha mai detto beh). D'accordo, porte aperte, ma questo rapporto così drasticamente invertito, non è una peculiarità un po' troppo "curiosa" di Liberazione in quanto giornale "di" partito? Perché, sapete, è molto facile, direi naturale, rivendicare la totale, "sacra" autonomia - e anche la lontananza e il rifiuto (sì è così, cari miei) - da un partito al quale non si è iscritti. E aggiungo, sempre per via dell'outing, che noi cinque/sei poveracci di iscritti ci sentiamo quasi stranieri in patria, noi quattro sfigati "ancora" comunisti, "bollati' (e anche aggrediti per nome e cognome sull'innovativo - autonomo autonomo! - "blog dei giornalisti di Liberazione"). Eppure, strano, in testata c'è sempre scritto "giornale comunista"...

Un'ultima cosa, in tema di ciò che il direttore chiama (sic, e vedo che ha relegato le cifre- tombali date da Grassi tra le lettere, non in prima, con lo stesso spazio dato a Bellucci, come mai?). Sarà orrenda - prosaica, forse? - ma c'è e insormontabile (e ormai disastrosamente nota e sicuramente portatrice di sciagure occupazionali); e qualcuno, la orrenda Cosa, deve addossarsela. Vedi caso, il vituperato partito (a meno che "questa" Liberazione voglia essere autonoma, autonomissima, anche a tale riguardo, prego).

Maria R. Calderoni (07/01/2009)

p.s. Carissimi compagni, carissimi lettori di Liberazione, questo lo dico solo per voi ( e un po' anche per l'amministrazione). Avrete notato che la mia firma è quasi sparita. Non che io sia alle Maldive o non scriva, semplicemente gli articoli - tutti proposti, concordati e consegnati nei tempi previsti, sapete, da comunista sono disciplinata - vengono lasciati nei cassetti, a futura memoria. Senza spiegazione. Questo mi succede, oggi, dopo 16 anni di lavoro e centinaia di pezzi scritti per il nostro giornale (ora così liberal). Grazie.

venerdì 2 gennaio 2009

Brigate Malavoglia - la storia, il mito


Breve saggio che elenca in maniera sintetica, la storia delle “Brigate Malavoglia”.
Dalla loro nascita fino alla situazione attuale, cercando di specificare tutti i passaggi essenziali, per permettere la comprensione della loro gloriosa storia anche a chi non ha mai sentito parlare di questo gruppo.

[nota: i nome dei personaggi elencati, che sono tutti realmente esistiti, saranno omessi e ad ognuno di loro sarà affibbiato un sopranome. Perché non vorrei che qualcuno ci rimanesse male per la pubblicazione del suo nome. Per esempio uno dei personaggi che andrò ad elencare quello che sarà riconosciuto con il nome “Bobo” potrebbe anche sollevare questi argomenti da masturbazione mentale. Quindi meglio evitare di mettere i nome reali.]


Cosa sono le Brigate Malavoglia

Le Brigate Malavoglia sono un gruppo di ragazzi che si sono ritrovati insieme a combattere il terrorismo psicologico, che veniva esercitato contro di loro da un gruppo di professori che li minacciava di non ammetterli all’esame di maturità. I ragazzi allora hanno unito le forze e tutti insieme, anche grazie agli atti di puro eroismo di alcuni di loro sono riusciti a diplomarsi.

Chi sono nello specifico i Malavoglia

Comandante
Sba: eletto comandante ad honorem, per aver fino in fondo rispettato gli ideali malavoglieschi, per essere stato quello che più di tutti ha portato avanti la causa, fino alle estreme conseguenza (che per fortuna poi non si sono verificate). In ogni caso basta parlarci e starci un po’ insieme per capire perché solo lui poteva essere il comandante dei malavoglia. Purtroppo anche un adepto cosi fedele, un membro cosi forte e tenace è andato verso un inclinazione ideologica, che non compromette la sua appartenenza alle Brigate, ma che certe volte lo porta a venir meno ai suoi compiti di malavoglia, di comandate dei malavoglia e di conseguenza di cazzaro. Sto parlando di quella pericolosa teoria chiamata “pucchiaccaintesta”

Fondatori
Zio: c’è poco da dire su questo personaggio, malavoglia dal principio e malavoglia fino alla fine, senza mai un tentennamento, sempre con il libro davanti e la testa in altri luoghi. Sempre pronto a fare filone o ad attaccare i soggetti. Tra i suoi lavori teorici ricordiamo l’importantissimo “test d’ingresso per le brigate malavoglia” che ha permesso di stabilire i canoni per definirsi realmente malavoglia. Ancora oggi uno di quelli più fedeli alla linea

Ben: con Zio uno dei fondatori dei malavoglia e anche lui uno di quelli che ancora oggi rimane fedele alla linea. Tra i suoi lavori possiamo ritrovare alcuni slogan, e la creazione del simbolo dei malavoglia. Si è distinto anche per l’elaborazione della teoria del Simiol-Marxismo che poneva come suoi pillasti teorici Karl Marx e Rocco Siffredi (quest’ultimo in seguito affiancato da John Holmes). Teoria che però pur avendo un buon successo individualmente, non si affermò mai come teoria ufficiale dei malavoglia.

Militante premiato con una Medaglia al Valore
Sweet: unica donna a far parte dei Malavoglia, solo in seguito ha aderito alle Brigate, e solo dopo aver superato il test preparato da Zio. Nonostante questo però il suo impegno nelle Brigate Malavoglia è stato enorme, e la sua condotta impeccabile. Le è stata conferita una medaglia quando con un atto di vero eroismo è riuscita a salvare i suoi compagni dal terribile pericolo della matematica. Anche lei sempre pronta a far filone, insomma una vera malavoglia


Special Militante
Dominik: si è sempre distinto per la sua capacità di svicolare dalla situazioni difficili, di cavarsela anche quando non aveva studiato (cioè quasi sempre), un vero esperto in queste cose, un maestro.
Ma è sempre stato anche un malavoglia fedele, mai il pensiero del tradimento ha sfiorato la sua mente. Sempre fino alla fine, anche dove altri avevano ceduto lui ha resistito. Il suo contributo, la sua intransigenza su quelli che erano i valori dei malavoglia gli valgono la qualifica di “Special Militante”. Purtroppo questo componente cosi valido è stato perso alla causa, una maledizione gli ha fatto dimenticare i suoi compiti, i suoi doveri. Come Ulisse che stregato dalla maga Circe, dimenticò i suoi compagni e il suo scopo (Itaca), anche lui sembra aver smarrito la ragione. I Malavoglia (o almeno una parte di essi) però non dimenticano questo loro compagno, questo loro fratello, non dimenticano la strada fatta insieme, le gioie e i dolori provati e cosi come Ulisse alla fine spezza l’incantesimo, ritorna dai suoi compagni e riprende il viaggio, cosi le Brigate Malavoglia sperano che questo loro compagno possa svegliarsi e ritornare con loro sulla “stessa barca” per riprendere insieme il viaggio verso Itaca

Militanti Semplici
Bobo: detto anche il poeta delle brigate per la sua poesia intitolata “e Dio si scordò di lei” versi ironici che attaccano uno dei nemici principali dei malavoglia: Botty (essere di cui parleremo meglio dopo). La vena artistica e cazzara avrebbe potuto farlo diventare uno dei leader del movimento malavogliesco, ma il fatto di essere stato in certe circostanze vittima di atteggiamenti “soggettisti” e le sue “eiaculazioni mentali” (livello superiore alla masturbazioni mentali) hanno fermato la sua ascesa.
La sua frase, detta più di una volta, “non posso venire perché devo studiare” insospettì tutti i malavoglia e si pensò che potesse essere anche una spia, in seguito questa accusa è caduta e si è capito che era semplicemente permeabile ad alcune istanze revisioniste, comportamento che è imperdonabile per un quadro dirigente delle brigate, ma che è tollerabile per un semplice militate soprattutto quando questa mancanza viene compensata (come in questo caso) da rispetto e fedeltà

Tex: giorno dopo giorno si è conquistato la fiducia e il rispetto di tutti, comportandosi con lealtà e dimostrando un sincero spirito d’appartenenza. Purtroppo anche lui in alcuni casi è stato vittima del pensiero revisionista e opportunista e come dimenticare il fatto che era l’unico dei malavoglia ad essere nelle grazie di Botty, anche se non venne mai accusato di questo perché la cosa non era voluta o cercata da lui. La sua maggior colpa però è stata quella di cercare di conquistare (riuscendoci alla fine) il comodante Sba alla causa della “pucchiaccaintesta”, teoria di cui lui è stato un pioniere.
In ogni caso la buona fede sempre dimostrata (anche negli errori), la lealtà, il vero spirito d’amicizia fanno di lui un malavoglia a tutti gli effetti.

Chi sono i nemici dei Malavoglia

La Brigate Malavoglia nella loro storia si sono scontrati con diverse correnti di pensiero, con diversi personaggi che hanno ostacolato in ogni modo la vittoria finale di questo gruppo, tentando o di fare fuori i membri delle Brigate oppure di conquistarli alla propria causa. Il soggettismo si inserisce in quest’ultima categoria. Gli adepti di questa corrente di pensiero, i soggetti, non sono quasi mai, come invece si potrebbe pensare, i più intelligenti, loro semplicemente imparano nozioni a memoria, semplicemente studiano diverse ore al giorno, ma attenzione loro non studiano perché amano studiare ma semplicemente perché hanno paura della mamma o del professore. Il loro non è amore per la conoscenza, per la comprensione del mondo ma squallido arrivismo. Loro leccano i più forti, i professori (in particolare) e sono arroganti con chi in quel momento è più debole o in difficoltà. Vivono in un eterna infantile competizione, sono enormemente egoisti e non si aiutano neanche tra di loro. Bene li descrive Guccini in alcuni versi di una sua canzone (“Cirano”) quando dice “e andate chi sa dove per non pagar le tasse, con ghigno e l’ignoranza dei primi della classe”.
Un altro nemico, anzi nemica, dei malavoglia è Botty (una professoressa, o almeno cosi dicono); quest’ultima ha ostacolato in tutti i modi, ha infangato il nome di ogni malavoglia. Lei un essere a meta tra uno scarabeo egiziano e la “wallera” di Mike Buongiorno, lei che ha come riferimenti culturali Costantino e Rino Gattuso. Lei che pensa di essere al centro di un complotto organizzato da CIA e ex-KGB. Lei che non ha voglia di far nulla e accusa gli altri di questo. Lei che ama leccare il più forte e che ama chi è più debole e la lecca. Lei che pensa di essere spiritosa ma che invece non fa ridere nessuno, lei che ha trasformato il giornalino scolastico in uno squallidissimo foglio che parla di pseudo-gossip inventati da lei. Lei che per sua natura si è schierata contro i malavoglia, che ha loro volta hanno ricambiato, innalzandola a esempio di umana schifezza.
Tuttavia le Brigate devono guardarsi anche dal non fare degenerare alcuni loro comportamenti. Infatti un altro dei nemici ideologici dei malavoglia è l’estremismo, c’è infatti chi pensa che malavoglia significhi ignoranza, ma non è cosi. Malavoglia significa rifiuto di nozioni da apprendere come verità assoluta, rifiuto dei saperi imposti dall’alto, malavoglia è mancanza di “zerbinismo”, è altruismo, malavoglia è amare quello che si fa e fare quello che si ama, malavoglia è aggregazione, malavoglia è uno stile di vita.

Breve Storia delle Brigate Malavoglia

Nelle prime settimane di gennaio 2008 (o almeno cosi dicono le fonti che però non sono certe), in un’ aula del liceo scientifico “Emilio Segrè” (una delle prime, entrando, sulla sinistra) non si sa come non si sa perché ma Botty sta spiegando qualcosa. In realtà non sta spiegando sta facendo come fa di solito, quindi detta appunti da un libro. Come di consueto in fondo alla classe un gruppo di ragazzi che non stanno scrivendo e cercano un modo per impegnare il tempo. Seduti dietro l’ultimo banco sulla sinistra ci sono Zio e Ben, avviliti per la situazione scolastica in cui si trovano. Una voce d’improvviso si sente arrivare dalla cattedra: “malavoglia”, Botty sta leggendo qualcosa di Verga, e improvvisamente a Zio esce la frase che cambierà la vita di intere generazioni: “wa noi non vogliamo fare niente, siamo peggio dei Malavoglia” da quella frase con la collaborazione di altri componenti nascono “I Malavoglia”. Nelle settimane successive i malavoglia iniziano alcune azioni tese a spezzare il terrorismo psicologico che li circonda. La loro gloria cresce di giorno in giorno, il gruppo guadagna sempre più consensi anche tra chi ormai sembrava vittima del soggettismo.
A marzo 2008 parte tutta la classe per Valencia e Barcelona, il viaggio servirà per consolidare i rapporti tra i malavoglia, ma anche con gli altri, i Malavoglia assumono consapevolezza e capisco che la missione che li attende al loro ritorno non è per niente facile, ma che non è impossibile, tutti insieme si diplomeranno. Al ritorno dalla Spagna i tempi ormai sono maturi e cosi in una riunione clandestina su msn Zio e Ben in un impeto di feroce anti-soggettismo pongono fine al processo costituente formando ufficialmente le “Brigate Malavoglia”. Del gruppo iniziale fanno parte: Sba, Ben, Zio, Dominik, Bobo, Tex. Nei mesi successivi il gruppo lavora insieme per raggiungere lo scopo e per recuperare (possibilmente senza studiare). Verso aprile-maggio la scelta del capo viene effettuata, può essere solo Sba a ricoprire questo ruolo, che da ora in poi sarà rinominato il comandate Sba. In questo periodo entra nel gruppo anche Sweet.
Nel mese di maggio i Malavoglia si giocano il tutto per tutto, ma la matematica per loro sembra uno scoglio invalicabile, ma l’ultima arrivata nelle brigate con un atto di grandissimo eroismo salva tutti. Anche l’ultimo ostacolo sembra superato, ma non è per tutti cosi, il comandate Sba è ancora in pericolo. Tutti i malavoglia si stringono in suo sostegno, e quando in un giorno di inizio Giugno 2008, Ben, Tex e lo stesso Sba, che stanno aspettando il verdetto fuori scuola, sentono la notizia “tutti ammessi all’esame”, scoppia la gioia, la felicità, la vittoria finale sembra ad un passo. Ora c’è da studiare per l’esame e Botty fa l’ultimo suo regalo, inserisce nel programma cose che non si è mai sognata di spiegare, ma i malavoglia sono convinti, ormai è fatta. I giorni di preparazione all’esame passano in vari modi, ma non studiando, e cosi ci si ritrova di nuovo in condizioni non ideali, ma anche se tra difficoltà e mille peripezie le Brigate riescono a compiere la loro missione, nella prima settimana di luglio 2008 si svolgono gli esami orali e uno dopo l’altro i malavoglia si diplomano, anche grazie l’aiuto di UM, un professore che i malavoglia non smetteranno mai di ringraziare per quello che ha fatto per loro e per quello che gli ha insegnato, molto più di una semplice materia, molto più di semplici nozioni. Anche se tra mille rimproveri (il più delle volte giusti) e inviti a studiare di più UM è stato per i malavoglia un vero insegnate di vita.
Dopo il diploma il gruppo si è un po’ disgregato e alcuni membri si sono un po’ allontanati prendendo i loro percorsi di vita, anche se siamo sicuri che continuano ad essere malavoglia nell’animo. Il nucleo centrale tuttavia continua ad esistere anche se tra mille difficoltà. I Malavoglia (di liceo) non sono finiti, al massimo è finita una generazione di malavoglia, ma un’altra è già pronta. Finché ci saranno i soggetti, i personaggi come Botty, le ingiustizie e i favoritismi nel mondo ci saranno sempre Malavoglia pronti a combatterli.

MALAVOGLIA IL MITO CONTINUA…

di seguito la poesia di Bobo dal titolo "E Dio si scordò di lei" dedicata a Botty uno dei nemici principali dei Malavoglia:

Una donna indecente
occupa sempre la mia mente,
il suo aspetto è penoso
sembra un uomo tant'è peloso!
Per non parlar dei suoi capelli
che puzzan sempre di friarielli,
io in Dio non ci credo
perchè sempre io gli chiedo
"Perchè in un sol' esser tanta vergogna?
Sembra quasi che abbia la rogna"

E lui invece arrabbiato ,
l'altro ieri mi ha sgridato,
"O poeta da strapazzo
tu di lei non sai un cazzo!
Piantala con questo lagno,
quando lei è nata io stavo al bagno!"
E vabene mi sto zitto
ma questa ormai mi ha afflitto,
oltre ad esser repellente
ha un sol neurone nella mente
che bisticcia con se stesso
gridando "O Dio come son' fesso!"
L'altro giorno, proprio a scuola
sentii odor di gorgonzola
"Eccola sta arrivando!"
Dissi a tutti urlando,
entrò in classe tutta ammosciata
come quando dall'acqua calda esce la patata
"Ragazzi come son' stanca"
Esclamò la patata bianca
"Questa è la prim'ora
non riesco neanche a proferir parola"
come sempre era più verde di una foglia
e iniziò a metter tre a tutti i malavoglia.
Quindi dopo la solita ingiustizia
fu assalita dalla malizia,
lungo tempo passò a spettegolare
dei professori e del loro insegnare
"Sono al centro di un complotto!"
Disse la patata mettendo ad alessia un otto.
Dio io non ti chiedo di farla morire
ma poni fine al mio soffrire
perchè se non lo fai tu;
lo farò io,
e il rasoio cn cui la depilerò
sarà il mio.
Così almeno quando torna
si vedran solo le corna.