"Trovo la televisione molto educativa. Ogni volta che qualcuno l'accende,
vado in un'altra stanza e leggo un libro" Groucho Marx





mercoledì 9 dicembre 2009

Il Premio Nobel per la Pace 2010 va assegnato a Fidel


Propiziamo la candidatura dello statista cubano Fidel Castro per il Premio Nobel per la Pace 2010, raccogliendo proposte di movimenti sociali, culturali, universitari, dei diritti umani, sociali e politici.
Le conquiste di Cuba in salute ed in educazione, con mete elevate come la drastica diminuzione della mortalità infantile a meno di 6 per mille nati vivi e la frequenza scolastica del cento per cento della popolazione, lo meritano.
Va considerato che su queste basi, Cuba, con la presidenza di Fidel Castro sino al luglio del 2006, non ha mai smesso di progredire nel settore della salute, con un’industria biotecnologia al livello più alto dei paesi del Terzo Mondo e in quello dell’educazione con una popolazione di altissimo livello culturale.
Questi obiettivi sono stati realizzati soffrendo un illegale blocco imposto dagli Stati Uniti, che dura da 47 anni.
Chiama doppiamente l’attenzione il fatto che le conquiste di Cuba, ispirate dal suo leader storico, si condividono con altri popoli del mondo.
È il caso della Scuola Latinoamericana di Medicina, che ha appena compiuto dieci anni di vita, con più di 20.000 giovani di quasi cento paesi iscritti.
Con il metodo cubano “Io sì che posso”, hanno imparato a leggere e scrivere 4 milioni di persone, e con il programma oculistico “Operazione Miracolo”, sono state operate 1.6 milioni di persone: tutto questo sempre gratuitamente.
La maggioranza dei beneficiati sono di condizioni umili ed sono gli abitanti scartabili per il mondo ingiusto delle multinazionali e dei bancari.
Mentre altri governanti, che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace, si dedicano ad esportare marins e a gettare missili e bombe su popoli devastati e nello stesso tempo a saccheggiare le loro risorse naturali ed umane.
Fidele Castro ha dato un contributo ad un mondo di pace, formando medici ed eserciti di camici bianchi, maestri, educatori sportivi ed artisti.
I tentativi imperialisti per svuotare il mondo e gettarlo nell’abisso della più profonda delle sue crisi, fa ricordare che Fidel Castro aveva avvisato già nel 1983, parlando contro il fenomeno del debito estero impagabile, immorale e fraudolento.
Milioni di posti di lavoro e milioni di vite umane si sono perse dall’inizio della crisi del debito estero, per non seguire le proposte realiste e giuste dell’allora Presidente di Cuba.
Nel 2007 Fidel aveva allarmato sui piani nordamericani di fabbricare combustibili con il granturco e gli alimenti, un piano auspicato dalle lobby delle grande imprese automotrici, che sta facendo aumentare la legione degli affamati e rende più alti i prezzi degli alimenti.
Adesso sono 1020 milioni gli affamati, invece degli 840 milioni di quel momento.
Fidel Castro ha allarmato a favore dell’attenzione per l’ambiente, e contro lo stile capitalista alienante di produzione e consumo, e sul riscaldamento globale che si sta producendo, con il cambio climatico.
Già in EcoRío del ’92, 17 anni fa, il leader cubano chiamò a difendere il medio ambiente e criticò i governi ed i monopoli internazionali che antepongono i loro affari ed il lucro smisurato, al punto d’inquinare i fiumi, terminare le risorse non rinnovabili, desertificare le terre, riscaldare il pianeta e porre in pericolo la sopravvivenza della specie umana.
Per tutti questi meriti e per molto di più propiziamo la candidatura di Fidel Castro al Premio Nobel per la Pace del 2010.

Per aderire a questa petizione si deve inviare un messaggio di posta elettronica a questo indirizzo: fidelnobeldelapaz@gmail.com

domenica 11 ottobre 2009

La notizia cattiva è che Babbo Natale non esiste, quella buona è che puoi fare a meno di lui


Mi ricordo di quando andavo in quarta/quinta elementare ero l’unico bambino che non credeva a Babbo Natale, lo sapevo da piccolissimo che Babbo Natele non esisteva, i miei genitori mi avevano rivelato quasi subito questa cocente verità! Anche da bambino ero un grandissimo rompi coglioni e già allora avevo un certa dose di logica e di razionalità, troppe cose non mi tornavano nella storia di quel uomo grasso con la barba bianca. Facevo mille domande, e cosi mio padre un giorno si ruppe il cazzo e mi disse che Babbo Natale non esisteva. Ritorniamo però ai miei ultimi anni nella scuola elementare quando la mia battaglia contro i bambini credenti entrò nella fase cruciale, io dicevo: “Non esiste Babbo Natale!” e loro: “No esiste! Non lo vedi che viene anche tutti gli anni a trovarci a scuola?” e qui bisogna aprire una parentesi, infatti tutti gli anni a dicembre nella scuola di San Rocco (Marano di Napoli) il maestro Castrese (che non vedo da anni ma di cui conservo un ottimo ricordo) si vestiva da Babbo Natale, tutti i bambini uscivano dalla classi e lui regalava caramelle, i bambini contentissimi erano convinti che di fronte a loro ci fosse veramente Babbo Natale. Al quinto anno decisi che era arrivato il momento di svelare a tutti la verità e dimostrare che avevo ragione io, cosi quando il maestro si chinò per regalare una caramella ad un bambina più piccola io mi avvicinai e gli tirai la barba, dimostrando a tutti che era finta. Non vi dico i pianti della bambina e le “cazziate” che mi presi. Tornato in classe però ero contento perchè avevo mostrato a tutti la verità: Babbo Natale non esisteva! Tuttavia c’era un brutta soppressa ed attendermi, infatti tutti erano ancora convinti dell’esistenza di Babbo Natale, anzi la sua reputazione era pure migliorata, mi dissero: “Certo che Babbo Natale esiste, solo non stava bene e visto che è tanto buono per non farci rimanere male ha chiamato il maestro Castrese e gli ha prestato il suo vestito per farci portare comunque le caramelle” era allibito da queste frasi, ero anche io un bambino ma pensavo: “Come è possibile anche solo concepirle certe cose?”. Ma nonostante questo la mia battaglia andò avanti, domandavo a tutti: “Ma come è possibile che un solo uomo faccia in una notte il giro del mondo?”, “Come fa a passare nel camino?”, “E quelli che non hanno il camino?”, “Avete mai visto una renna volare?”, “Come fa a leggere tutte le letterine del mondo?”, “E soprattutto perché i bambini figli di famiglia povere vengono sempre trattati peggio di quelli appartenenti a famiglie ricche?” queste ed altre domande ponevo, ma niente, non c’era confronto, non c’era discussione, a loro cosi avevano detto, a loro cosi faceva comodo credere (sperare che ogni anno a natale si potesse chiedere qualsiasi cosa era naturalmente bellissimo) e non volevano sentire ragioni, era cosi e basta. Mi prendevano anche per il culo su questa cosa, ero io quello scemo perché non credevo a Babbo Natale, loro invece che adoravano un personaggio con la barba bianca che giudica buoni e cattivi dalla sua bella postazione erano i furbi. Qualche mese dopo la fine della scuola elementare tutti quei bambini scoprirono che Babbo Natale in realtà non esisteva, bastò che i genitori gli dicessero “Babbo Natale non esiste” e loro smisero di crederci, ma come, io avevo portato tutte le argomentazioni possibili, tesi razionali e logiche, e non mi avevano creduto, anche quando avevo tolto la barba finta la maestro Castrese avevano continuato a credere a Babbo Natale, e ora bastava che i genitori dicessero una parola e loro improvvisamente non ci credevano più. All’epoca non mi spiegai questa cosa, oggi so che quando non ti fai domande segui ciecamente il tuo padrone, e se anche il padrone ti dice una cosa assurda tu ci credi perché non ti poni dubbi e poi in fondo credere a quello che dice il padrone è rassicurante, è quasi bello, è sicuramente meglio della verità. Sono d’accordo con chi ora starà pensando che ero un bambino e quindi potevo anche rompere di meno il cazzo e poi il parallelo tra genitore e padrone è un po’azzardato, tutto vero, però io volevo porre l’attenzione su un altro aspetto, infatti penso che il problema reale sia chi è cresciuto e continua a non porsi domande, non crede più a Babbo Natale, ma crede a qualcosa di più assurdo, e quando provi a spiegargli che non è cosi, che non può essere cosi, ancora una volta ti prende pure per il culo e ancora una volta per assurdo lo scemo sei tu e non lui.


Beniamino Simioli

Il nobel per la pace a Barack Obama? Perchè?

Carissim@,
è stato appena conferito il premio nobel per la pace al presidente USA Barack Obama. Ora, le uniche risposte razionali alla domanda "Perché??" a mio avviso sono:
A. Perche è vero che aumenta le spese militari, continua con i progetti di basi in sud america e gli USA sono gli unici ad avere ancora un ambasciatore nell'Honduras golpista, ma Barack è bello, americano e soprattutto nero, qualcosa di buono la farà. Tesi del Nobel sulla fiducia.
B. Perchè in due mesi di Presidenza avrebbe potuto scatenare guerre nucleari e catastrofi ambientali come gli altri presidenti americani e finora non lo ha fatto. Tesi del Nobel ellittico.
C. Perchè, dato che le Olimpiadi sono andate a Rio invece che a Chicago, un contentino gli andava pur dato. Tesi del Nobel di consolazione.
E' per questo che ho approntato per voi un simpatico sondaggio che potrete trovare al link www.gfxpoll.com/viewpoll/5842-nobel_per_la_pace_a_obama.html nel quale esprimere la vostra opinione. Dunque votate, votate, votate!

Sig.na ∏epo

martedì 24 marzo 2009

Versi sul Passaporto Sovietico

Nell'ultimo periodo ho aggiornato poco il Blog e ad essere sincero non è proprio cosi che avevo immaginato questo spazio. Comunque niente di irrimediabile, con il tempo gli aggiornamenti saranno più frequenti e gli argomenti trattati più diversificati.

In ogni caso ora vi lascio a questa stupenda poesia di Majakovskji, che come dice anche il titolo del post si chiama proprio "Versi sul Passaporto Sovietico":

Io come un lupo
divorerei
il burocratismo
Per i mandati
non ho alcun rispetto.
Vadano
con le madri
a tutti i diavoli
tutte le carte.
Ma questo...
Per il lungo fronte
di scompartimenti
e cabineun funzionario
cortese
s'avanza.
Porgono i passaporti
ed io
consegno
il mio
libriccino purpureo.
Per certi passaporti
ha un sorriso sulla bocca.
Per altri
un contengo sprezzante.
Con rispetto
prende, ad esempio,
i passaporti
con il leone inglese
a due piazze.
Mangiandosi
con gli occhi il bravo zio,
senza cessare
d'inchinarsi
prende,
come prendesse una mancia,
il passaporto
d'un Americano.
Su quello polacco
appunta lo sguardo
come una capra dinanzi a un affisso
Su quello polacco
spalanca gli occhicon poliziesca
ottusità d'elefante:
di dove, perbacco,
e che sono queste
innovazioni geografiche?
E senza volgere
la palla della testa,
senza provare
sentimento
alcuno,
egli prende,
senza batter ciglio,
i passaporti dei Danesi
e di diversi
altri
Svedesi.
E a un tratto
la sua bocca si contorce
come per una scottatura.
Il signor funzionario
infatti
prende
Il mio
passaporto dalla pelle rossa.
Lo prende
come una bomba,
lo prende
come un riccio,
come un rasoio
a due tagli,
Lo prende
come un serpente
a sonagli,
lungo due metri,
con venti lingue.
Ammicca
in modo espressivo
il facchino,
pronto
a portari i bagagli per niente.
Il gendarme
scruta
il poliziotto,
il poliziotto
il gendarme.
Con quale voluttà
dalla casta gendarmesca
io sarei
fustigato e crocifisso
perché
ho fra le mani,
con falce
e martello, il passaporto e sovietico.
Per i mandati
non ho alcun rispetto.
Vadano
con le madri
a tutti i diavoli
tutte le carte.
Ma questo...
Io lo traggo
dalle larghe brache,
duplicato
d'un peso inestimabile.
Leggete,
invidiate,
io
sono cittadino
dell'Unione Sovietica.

martedì 24 febbraio 2009

Rifondazione e le alleanze locali


Il problema delle alleanze e dalla permanenza nelle giunte locali, tormenta Rifondazione Comunista da sempre, ma dopo lo scorso congresso di Chianciano che ha sancito la svolta a sinistra del Partito, questa questione è ritornata di primario interesse. Definire come si debba comportare nelle alleanze il Partito post-Chianciano è il dibattito che sta coinvolgendo un po’ tutte le anime e le sensibilità presenti nel Prc e, in particolare, quelle che fanno parte dell’attuale maggioranza.

Il problema, a nostro avviso, dovrebbe essere affrontato evitando da un lato l’opportunismo dall’altro il settarismo. Imporre regole generali (sempre in alleanza con il Pd o mai in alleanza con quest’ultimo) ad una moltitudine di casi particolari differenti tra di loro, non solo è una pratica sbagliata ma anche non marxista. E’ del tutto evidente che, su questo tema, non esistono soluzioni universali e valide in ogni circostanza.

Prima di decidere se allearsi o no con il centro-sinistra, prima di stabilire la nostra uscita o meno dalle giunte locali bisognerebbe,dunque, valutare concretamente quanto la nostra politica possa influenzare l’azione di governo; per far ciò occorre tenere presente alcuni criteri che non possono in alcun modo essere sottovalutati. Tra questi, il proprio radicamento sul territorio, la composizione della coalizione, il programma di governo, la capacità del nostro Partito di far rispettare gli impegni assunti, naturalmente sempre rapportandosi alla particolarità del contesto sociale in cui si agisce. Insomma, valutare i rapporti di forza con le altre formazioni politiche non è una questione di secondo piano, anzi è fondamentale. Qualsiasi discussione sui candidati o sul numero di assessori dovrebbe essere preceduta dalla discussione sui programmi politici ed è naturale che, su questo piano, ci sono alcuni punti per noi vitali e sui quali non possiamo cedere. Molti di questi sono stati più volte elencati dalla segreteria nazionale (es. la totale contrarietà alla privatizzazione dell’acqua), ma altri vanno ricercati nelle specificità di ogni singolo territorio.

Dovremmo, ad esempio, mettere in chiaro, prima di siglare un’alleanza, il nostro rifiuto nei confronti di uno strumento politico come quello dell’elezione primaria, che è un meccanismo micidiale volto a distruggere i partiti, tanto più se di sinistra, come strutture organizzate di rappresentanza. Altro punto dovrebbe essere quello di pretendere che tutti i candidati della coalizione siano persone oneste e non legate ai poteri forti (legali e non).

Detto questo è però necessario anche affermare che su alcune realtà, come per esempio quella campana, bisogna essere chiari. Valutare, dunque, tutti i criteri sopra elencati, insieme alle particolarità del Pd campano (che se è possibile è pure peggio di quello nazionale) e valutare oggettivamente l’operato insufficiente delle varie giunte (almeno quelle più grandi) in cui siamo presenti. In questo contesto politico, si rende necessaria sia la nostra uscita dalle giunte (in particolare quella regionale), ma anche la scelta di non allearsi nuovamente con il Pd, puntando sulla costruzione di coalizioni di sinistra, almeno fino a quando le condizioni oggettive attualmente esistenti non saranno mutate.

In alcuni territori, come in Campania, ma non solo, il nostro Partito è diventato un campo di battaglia dove istituzionali più o meno legati al Pd si contendono fette di potere, imbottendo gli organismi dirigenti di persone che sono da loro economicamente dipendenti.

Non possiamo permettere che tutto ciò continui, omologandoci alle usanze delle altre forze politiche. Di conseguenza è si necessario valutare caso per caso, ma è altrettanto necessario essere espliciti e diretti laddove ormai c’è ben poco da valutare.

di Beniamino Simioli - membro del Cpf di Napoli e Resp. GC Marano

domenica 22 febbraio 2009

Per una svolta a sinistra tra i Giovani Comunisti

Appello per l'Area Sinistra Comunista

L’area Sinistra Comunista è una componente formata dalla maggioranza dei Compagni e delle Compagne della vecchia III mozione congressuale, ma sin da subito arricchitasi del contributo di Compagni e Compagne provenienti da altre aree e mozioni congressuali, a dimostrazione della pluralità di questo percorso. Ufficialmente costituito nei primi giorni del dicembre 2008, il nostro progetto politico nasce con un intento specifico: rafforzare la maggioranza scaturita dal VII Congresso di Chianciano e, quindi, salvaguardare la svolta a sinistra di Rifondazione Comunista. Siamo consapevoli che la lunga battaglia per la riconquista e la crescita del consenso del nostro Partito nella società, dopo la clamorosa sconfitta dello scorso aprile, deve svilupparsi attraverso la testa, le gambe e l’entusiasmo dei suoi militanti. In quest’ottica riteniamo che il nostro progetto debba rivolgersi innanzitutto a tutti i Giovani Comunisti: è nostro obiettivo costituire un’area che riceva l'apporto di Compagni e Compagne provenienti da differenti percorsi, ma tutti interessati a rilanciare l’organizzazione giovanile e la sua autonomia, intesa come specificità d’azione nella società. La nostra organizzazione esce da anni di direzione politica di quella parte della II mozione votata al superamento del nostro Partito, che l’ha plasmata in senso verticista ed ideologicamente revisionista del marxismo, togliendole credibilità nei movimenti giovanili e riducendola al collasso organizzativo. La necessità che invece avvertiamo come Giovani Comunisti di Sinistra Comunista è il rilancio della nostra organizzazione giovanile, attraverso un programma politico che concretizzi con originalità la svolta a sinistra di Rifondazione Comunista. Vogliamo che la nostra organizzazione riprenda con slancio la sua iniziativa nella società, nei movimenti e tra i lavoratori, al fianco cioè di quelle istanze conflittuali con le quali bisogna saldarsi per esercitare un’opposizione decisa al Capitale e allo sfruttamento. La fase transitoria in cui la nostra organizzazione si trova, con la fuoriuscita della quasi totalità dell’Esecutivo nazionale dei G.C., ci richiede un impegno energico: Sinistra Comunista lavorerà per garantire la costruzione di organismi provvisori plurali e paritetici, che colmino il vuoto di direzione politica e progettuale lasciato dagli ex-esponenti della II mozione. In questo siamo già protagonisti in alcune federazioni dal Nord al Sud dell’Italia, dove stiamo contribuendo al rilancio politico della nostra organizzazione, a cominciare da una campagna per il tesseramento G.C. 2009. Non esiteremo, però, a denunciare settarismi ed opportunismi, che rischiano di demolire una volta per tutte la nostra organizzazione. Il nostro obiettivo sarà quello di lavorare per superare definitivamente le posizioni liquidatorie, ma anche di contrastare attivamente qualsiasi deriva moderata, burocratica e carrierista all’interno dei Giovani Comunisti, dei quali vogliamo tutelare la specificità come articolazione della Rifondazione Comunista tra le giovani generazioni. Perché il contributo che intendiamo dare come area vuole superare le logiche di quelle componenti del nostro Partito che funzionano ormai come apparati burocratici, che non vivono più della reale partecipazione e del protagonismo dei militanti alla definizione della linea politica e che, comprimendo gli spazi di democrazia interna, tolgono dinamismo all’elaborazione della strategia del Partito. Contribuiremo a delineare un’analisi scientifica dei processi in atto nel capitalismo, rivolgendo i nostri studi e la nostra attenzione all’intera storia del pensiero marxista, formulando critiche, ma senza rinunciare a valorizzare i tratti più alti ed originali dell’elaborazione rivoluzionaria, a cominciare dalle categorie di imperialismo ed egemonia definite da Lenin e Gramsci. Accanto a questo, riteniamo che la nostra organizzazione debba essere in grado di leggere in modo adeguato i cambiamenti nella società, di comprendere le fasi della lotta politica e le strategie più efficaci per il raggiungimento dei propri obiettivi. Compiti del genere richiedono un urgente bisogno di militanti preparati, ed è per questo che riteniamo fondamentale riattivare un processo di Formazione Politica di cui la nostra organizzazione deve farsi carico. C’impegneremo per schierare i Giovani Comunisti nelle mobilitazioni antifasciste e contro il revisionismo storico sulla Resistenza italiana; contribuiremo a recuperare il ruolo e lo slancio di un'organizzazione storicamente votata all’internazionalismo, come l'impegno nelle mobilitazioni sui recenti fatti di Grecia, Palestina ed America Latina ci dimostrano; porremo come punto imprescindibile anche il ritorno della nostra organizzazione nei luoghi di lavoro, per la lotta al precariato e la difesa della sicurezza e della dignità dei lavoratori, in un Paese come il nostro in cui il numero dei morti sul lavoro assume le dimensioni di una strage; ci spenderemo per contrastare le riforme in atto nella Scuola e nell’Università, per opporci ad un modello scolastico che opera una drastica selezione di classe nell’accesso all’istruzione. Sinistra Comunista s’impegnerà a compattare l’intero arco di forze che reggono la svolta a sinistra dentro Rifondazione Comunista, ma ci proporremo anche di favorire la reale (quindi, né verticista né politicista) unità delle forze comuniste e dei movimenti anticapitalisti, a partire dai processi reali in atto nella società e dai contenuti politici, con l’obiettivo di ricomporre un blocco di forze opposte al capitalismo. Riteniamo necessario in tal senso riallacciare i legami con i movimenti contestatari del G8 e del WTO, i movimenti pacifisti e quelli in difesa dei dei beni pubblici, anche con l’obiettivo di costruire una mobilitazione unitaria contro il prossimo vertice degli otto grandi in Sicilia. Pur essendoci costituiti come area politica da pochissimi mesi, abbiamo già conquistato un consenso ed una forza discreta all’interno delle federazioni del Partito. Tra i Giovani Comunisti, pur non disponendo di un’adeguata rappresentanza nel Coordinamento nazionale, ci siamo dotati gruppi organizzati ed attivi in varie realtà territoriali e stiamo conquistando nuove adesioni. Su queste basi costruiremo il nostro progetto, la nostra nuova delegazione negli organismi dirigenti, contribuendo attivamente ad un nuovo sviluppo dei Giovani Comunisti e della Rifondazione Comunista.Per adesioni e informazioni: sinistracomunista.gc@gmail.com (Specificare Federazione di provenienza e e-mail per contatti)http://sinistracomunistagc.blogspot.com/

sabato 7 febbraio 2009

Il mio primo esame


Oggi è stato il giorno del mio primo esame, Sociologia Generale, devo dire che poteva andare meglio ma comunque alle fine sono contento del mio 25!!

ciaos a todos

sabato 24 gennaio 2009

Dedicato agli scissionisti

Di seguito un brevissimo estratto dal “Che fare” testo scritto da Lenin tra l’autunno 1901 e il febbraio 1902 e pubblicato la prima volta nel marzo 1902. Il testo come sempre è illuminante e nonostante non sia stato scritto ieri è attualissimo.
Domani e dopodomani (24 e 25 Gennaio 2009) l’area vendoliana del PRC uscirà dal Partito, è questo pezzettino del “Che fare” sembra proprio dedicato a loro.


"[...]Ed ecco che taluni dei nostri si mettono a gridare: "Andiamo nel pantano!". E, se si incomincia a confutarli, ribattono: "Che gente arretrata siete! Non vi vergognate di negarci la libertà d’invitarvi a seguire una via migliore?". Oh, sí, signori, voi siete liberi non soltanto di invitarci, ma di andare voi stessi dove volete, anche nel pantano; del resto pensiamo che il vostro posto è proprio nel pantano e siamo pronti a darvi il nostro aiuto per trasportarvi i vostri penati. Ma lasciate la nostra mano, non aggrappatevi a noi e non insozzate la nostra grande parola della libertà, perché anche noi siamo "liberi" di andare dove vogliamo, liberi di combattere non solo contro il pantano, ma anche contro coloro che si incamminano verso di esso."
Lenin


giovedì 8 gennaio 2009

Liberazione? Ora dico la mia (di Maria R. Calderoni)

Bellissimo articolo della compagna Calderoni sulla questione "Liberazione":

Farò outing anch'io. Finora anch'io sono stata zitta, nel dibattito in corso su queste pagine, anche se quello che penso sul giornale e sul partito non l'ho mai nascosto, anzi è molto noto. Come è molto noto che, se si vogliono applausi garantiti, la via sicura è andare al microfono e criticare "questa" Liberazione: tuttavia, anche quando mi sono trovata d'accordo con tali critiche (praticamente sempre), non ho mai partecipato al battimano. Per via del politicamente corretto, essendo ancora io una che in questa redazione ci lavora, insomma sono parte in causa. Ma alla fine, dopo tutto quanto - dalla Luxuria-Obama alle "divertite" provocazioni del direttore sul crollo del Muro come faro di civiltà e Ferrero prigioniero di stalinisti-breznevlani (per citare le ultime due) - mi è impossibile stare in silenzio per fair play.

Comincio dalla domanda che, in polemica con le critiche che piovono sul giornale, Antonella Merrone poneva in un articolo di qualche settimana fa, "a chi dà fastidio Liberazione?". No, domanda mal posta e anche del tutto fuori dal politicamente corretto. Non Liberazione dà fastidio, ma "questa" Liberazione. Le critiche piovono da tutte le parti (sì, anche dal 47% "amico", ) ma chissenefrega: ci si dichiara da soli interpreti unici del buono e del bello, e si proclama che questa è la migliore delle Liberazioni possibili, ... Veramente direi più che altro il giornale che fa arrabbiare i suoi lettori; direi più che altro il giornale che evidentemente piace moltissimo a pochissimi, come sembra dimostrare il pauroso trend delle vendite.

Allora, non sarebbe più proficuo per tutti noi che lavoriamo qui, e magari anche per la medesima Liberazione, inaugurare una congrua pausa (non è mai troppo tardi) di riflessione, anche solo per porsi delle ragionevoli domande? Non sarà che magari non siamo così splendidi, magari? Non sarà che il nostro cacao non è così meravigliao?

Domande che valgono anche per Queer, magari. Dirò nero su bianco quello che penso (del resto, risaputo): "pollice verso" a cominciare dal titolo. Carissimi/e, se si voleva stupire i borghesi, a cominciare dal titolo, beh, missione fallita; e veramente non si sono stupiti nemmeno gli antiborghesi, nemmeno i metalmeccanici, i bagnini e le casalinghe di Voghera. E non "per" i temi trattati - viva viva i temi sessuali-sessuati, di ogni genere tipo e colore, non abbiamo niente da ridire nemmeno sulla necrofilia (e del resto, non lo sapete, vero?, tal Lenin già ai tempi suoi, figurarsi, sosteneva che, in materia, è lecito ...); ma "per come" quei temi sono trattati; e con quale linguaggio, diomio. Non ne usciremmo bene, se un giorno a qualcuno saltasse in mente di mettere insieme una antologia di brani presi paro paro, come dicono a Roma, da Queer (e non solo da Queer, volendo: per esempio revisionismo e anticomunismo, vuoi spicciolo vuoi volgare, non sono merce rara...). No, Queer non "logora l'intolleranza", non ci siamo con Voltaire, Queer logora chi lo legge e questo fa molto male (soprattutto all'edicola).

Quello che voglio dire è che, come è assodato anche da una inchiesta ufficiale effettuata per la ormai storica conferenza di Carrara, "questa" Liberazione non è amata, (uso un eufemismo), dal partito nel suo insieme. Allora, chi siamo noi? Una redazione che si colloca non alla testa, per carità didio, ma "in testa" al partito? Siamo i Kalos kai Agatos, i bravi e buoni (e anche belli...), che mettono in riga gli iloti, i poveri beoti iscritti al povero partito, che tanto non conta niente? Si cita Allende (che ha detto molte altre cose, peraltro) per buttare lì che . Francamente, sono lezioni non ricevibili, soprattutto da chi la tessera non ce l'ha. Orrore, mica vorrete che Liberazione ? Che sia come la Pravda? Dove andrebbero a finire la critica, il dibattito, l'anticonformismo, la libertà del libero giornalista, ecc ecc? Bene, ma allora perché passa la "linea" altrui, con tanta disinvoltura? Sul tema hanno già risposto in tanti, Loredana Fraleone, Imma Barbarossa, Bianca Braccitorsi, pur anco uno che di nome fa Ferrero ed è il segretario nazionale, pur anco una mozione conclusiva di un Cpn. Sto qui fin dal primo giorno di Liberazione, ma nessuna velina è mai arrivata dai piani alti del Prc; e allora di quale autonomia si va parlando? Forse l'autonomia di fare appunto gli "autonomi", vale a dire il diritto di imporre il proprio pensiero - anche pensierino - unico? Di schierarsi per una parte e non per l'altra, cioé la maggioranza "sgradita" di oggi?

Quanto all'evocato che vorrebbe essere o diventare "questa" Liberazione (ne ha parlato e ne parla il direttore), non sappiamo niente, né chi lo vuole ne perché. Né tampoco ci risulta che sia all'ordine del giorno in qualsiasi istanza Prc (anzi, tutto il contrario). Nel nostro piccolo, sosteniamo e amiamo questo nostro giornale "di" partito: ci sta bene così, "di" partito (non soltanto un mero posto di lavoro).

Anche questo lo hanno spiegato benissimo ormai in tanti; si può essere un giornale "di" partito libero, liberissimo, intelligente, moderno, trasgressivo, persino da un milione di copie, chi ce lo impedisce? A proposito. Ho detto che faccio outing e lo faccio tutto. Qui, in "questa" Liberazione, noi siamo in pochi, noi giornalisti iscritti al partito, solo cinque/sei su trentacinque (dopo tutto, , no?), e nemmeno il direttore è iscritto, come si sa (e chi gli ha mai detto beh). D'accordo, porte aperte, ma questo rapporto così drasticamente invertito, non è una peculiarità un po' troppo "curiosa" di Liberazione in quanto giornale "di" partito? Perché, sapete, è molto facile, direi naturale, rivendicare la totale, "sacra" autonomia - e anche la lontananza e il rifiuto (sì è così, cari miei) - da un partito al quale non si è iscritti. E aggiungo, sempre per via dell'outing, che noi cinque/sei poveracci di iscritti ci sentiamo quasi stranieri in patria, noi quattro sfigati "ancora" comunisti, "bollati' (e anche aggrediti per nome e cognome sull'innovativo - autonomo autonomo! - "blog dei giornalisti di Liberazione"). Eppure, strano, in testata c'è sempre scritto "giornale comunista"...

Un'ultima cosa, in tema di ciò che il direttore chiama (sic, e vedo che ha relegato le cifre- tombali date da Grassi tra le lettere, non in prima, con lo stesso spazio dato a Bellucci, come mai?). Sarà orrenda - prosaica, forse? - ma c'è e insormontabile (e ormai disastrosamente nota e sicuramente portatrice di sciagure occupazionali); e qualcuno, la orrenda Cosa, deve addossarsela. Vedi caso, il vituperato partito (a meno che "questa" Liberazione voglia essere autonoma, autonomissima, anche a tale riguardo, prego).

Maria R. Calderoni (07/01/2009)

p.s. Carissimi compagni, carissimi lettori di Liberazione, questo lo dico solo per voi ( e un po' anche per l'amministrazione). Avrete notato che la mia firma è quasi sparita. Non che io sia alle Maldive o non scriva, semplicemente gli articoli - tutti proposti, concordati e consegnati nei tempi previsti, sapete, da comunista sono disciplinata - vengono lasciati nei cassetti, a futura memoria. Senza spiegazione. Questo mi succede, oggi, dopo 16 anni di lavoro e centinaia di pezzi scritti per il nostro giornale (ora così liberal). Grazie.

venerdì 2 gennaio 2009

Brigate Malavoglia - la storia, il mito


Breve saggio che elenca in maniera sintetica, la storia delle “Brigate Malavoglia”.
Dalla loro nascita fino alla situazione attuale, cercando di specificare tutti i passaggi essenziali, per permettere la comprensione della loro gloriosa storia anche a chi non ha mai sentito parlare di questo gruppo.

[nota: i nome dei personaggi elencati, che sono tutti realmente esistiti, saranno omessi e ad ognuno di loro sarà affibbiato un sopranome. Perché non vorrei che qualcuno ci rimanesse male per la pubblicazione del suo nome. Per esempio uno dei personaggi che andrò ad elencare quello che sarà riconosciuto con il nome “Bobo” potrebbe anche sollevare questi argomenti da masturbazione mentale. Quindi meglio evitare di mettere i nome reali.]


Cosa sono le Brigate Malavoglia

Le Brigate Malavoglia sono un gruppo di ragazzi che si sono ritrovati insieme a combattere il terrorismo psicologico, che veniva esercitato contro di loro da un gruppo di professori che li minacciava di non ammetterli all’esame di maturità. I ragazzi allora hanno unito le forze e tutti insieme, anche grazie agli atti di puro eroismo di alcuni di loro sono riusciti a diplomarsi.

Chi sono nello specifico i Malavoglia

Comandante
Sba: eletto comandante ad honorem, per aver fino in fondo rispettato gli ideali malavoglieschi, per essere stato quello che più di tutti ha portato avanti la causa, fino alle estreme conseguenza (che per fortuna poi non si sono verificate). In ogni caso basta parlarci e starci un po’ insieme per capire perché solo lui poteva essere il comandante dei malavoglia. Purtroppo anche un adepto cosi fedele, un membro cosi forte e tenace è andato verso un inclinazione ideologica, che non compromette la sua appartenenza alle Brigate, ma che certe volte lo porta a venir meno ai suoi compiti di malavoglia, di comandate dei malavoglia e di conseguenza di cazzaro. Sto parlando di quella pericolosa teoria chiamata “pucchiaccaintesta”

Fondatori
Zio: c’è poco da dire su questo personaggio, malavoglia dal principio e malavoglia fino alla fine, senza mai un tentennamento, sempre con il libro davanti e la testa in altri luoghi. Sempre pronto a fare filone o ad attaccare i soggetti. Tra i suoi lavori teorici ricordiamo l’importantissimo “test d’ingresso per le brigate malavoglia” che ha permesso di stabilire i canoni per definirsi realmente malavoglia. Ancora oggi uno di quelli più fedeli alla linea

Ben: con Zio uno dei fondatori dei malavoglia e anche lui uno di quelli che ancora oggi rimane fedele alla linea. Tra i suoi lavori possiamo ritrovare alcuni slogan, e la creazione del simbolo dei malavoglia. Si è distinto anche per l’elaborazione della teoria del Simiol-Marxismo che poneva come suoi pillasti teorici Karl Marx e Rocco Siffredi (quest’ultimo in seguito affiancato da John Holmes). Teoria che però pur avendo un buon successo individualmente, non si affermò mai come teoria ufficiale dei malavoglia.

Militante premiato con una Medaglia al Valore
Sweet: unica donna a far parte dei Malavoglia, solo in seguito ha aderito alle Brigate, e solo dopo aver superato il test preparato da Zio. Nonostante questo però il suo impegno nelle Brigate Malavoglia è stato enorme, e la sua condotta impeccabile. Le è stata conferita una medaglia quando con un atto di vero eroismo è riuscita a salvare i suoi compagni dal terribile pericolo della matematica. Anche lei sempre pronta a far filone, insomma una vera malavoglia


Special Militante
Dominik: si è sempre distinto per la sua capacità di svicolare dalla situazioni difficili, di cavarsela anche quando non aveva studiato (cioè quasi sempre), un vero esperto in queste cose, un maestro.
Ma è sempre stato anche un malavoglia fedele, mai il pensiero del tradimento ha sfiorato la sua mente. Sempre fino alla fine, anche dove altri avevano ceduto lui ha resistito. Il suo contributo, la sua intransigenza su quelli che erano i valori dei malavoglia gli valgono la qualifica di “Special Militante”. Purtroppo questo componente cosi valido è stato perso alla causa, una maledizione gli ha fatto dimenticare i suoi compiti, i suoi doveri. Come Ulisse che stregato dalla maga Circe, dimenticò i suoi compagni e il suo scopo (Itaca), anche lui sembra aver smarrito la ragione. I Malavoglia (o almeno una parte di essi) però non dimenticano questo loro compagno, questo loro fratello, non dimenticano la strada fatta insieme, le gioie e i dolori provati e cosi come Ulisse alla fine spezza l’incantesimo, ritorna dai suoi compagni e riprende il viaggio, cosi le Brigate Malavoglia sperano che questo loro compagno possa svegliarsi e ritornare con loro sulla “stessa barca” per riprendere insieme il viaggio verso Itaca

Militanti Semplici
Bobo: detto anche il poeta delle brigate per la sua poesia intitolata “e Dio si scordò di lei” versi ironici che attaccano uno dei nemici principali dei malavoglia: Botty (essere di cui parleremo meglio dopo). La vena artistica e cazzara avrebbe potuto farlo diventare uno dei leader del movimento malavogliesco, ma il fatto di essere stato in certe circostanze vittima di atteggiamenti “soggettisti” e le sue “eiaculazioni mentali” (livello superiore alla masturbazioni mentali) hanno fermato la sua ascesa.
La sua frase, detta più di una volta, “non posso venire perché devo studiare” insospettì tutti i malavoglia e si pensò che potesse essere anche una spia, in seguito questa accusa è caduta e si è capito che era semplicemente permeabile ad alcune istanze revisioniste, comportamento che è imperdonabile per un quadro dirigente delle brigate, ma che è tollerabile per un semplice militate soprattutto quando questa mancanza viene compensata (come in questo caso) da rispetto e fedeltà

Tex: giorno dopo giorno si è conquistato la fiducia e il rispetto di tutti, comportandosi con lealtà e dimostrando un sincero spirito d’appartenenza. Purtroppo anche lui in alcuni casi è stato vittima del pensiero revisionista e opportunista e come dimenticare il fatto che era l’unico dei malavoglia ad essere nelle grazie di Botty, anche se non venne mai accusato di questo perché la cosa non era voluta o cercata da lui. La sua maggior colpa però è stata quella di cercare di conquistare (riuscendoci alla fine) il comodante Sba alla causa della “pucchiaccaintesta”, teoria di cui lui è stato un pioniere.
In ogni caso la buona fede sempre dimostrata (anche negli errori), la lealtà, il vero spirito d’amicizia fanno di lui un malavoglia a tutti gli effetti.

Chi sono i nemici dei Malavoglia

La Brigate Malavoglia nella loro storia si sono scontrati con diverse correnti di pensiero, con diversi personaggi che hanno ostacolato in ogni modo la vittoria finale di questo gruppo, tentando o di fare fuori i membri delle Brigate oppure di conquistarli alla propria causa. Il soggettismo si inserisce in quest’ultima categoria. Gli adepti di questa corrente di pensiero, i soggetti, non sono quasi mai, come invece si potrebbe pensare, i più intelligenti, loro semplicemente imparano nozioni a memoria, semplicemente studiano diverse ore al giorno, ma attenzione loro non studiano perché amano studiare ma semplicemente perché hanno paura della mamma o del professore. Il loro non è amore per la conoscenza, per la comprensione del mondo ma squallido arrivismo. Loro leccano i più forti, i professori (in particolare) e sono arroganti con chi in quel momento è più debole o in difficoltà. Vivono in un eterna infantile competizione, sono enormemente egoisti e non si aiutano neanche tra di loro. Bene li descrive Guccini in alcuni versi di una sua canzone (“Cirano”) quando dice “e andate chi sa dove per non pagar le tasse, con ghigno e l’ignoranza dei primi della classe”.
Un altro nemico, anzi nemica, dei malavoglia è Botty (una professoressa, o almeno cosi dicono); quest’ultima ha ostacolato in tutti i modi, ha infangato il nome di ogni malavoglia. Lei un essere a meta tra uno scarabeo egiziano e la “wallera” di Mike Buongiorno, lei che ha come riferimenti culturali Costantino e Rino Gattuso. Lei che pensa di essere al centro di un complotto organizzato da CIA e ex-KGB. Lei che non ha voglia di far nulla e accusa gli altri di questo. Lei che ama leccare il più forte e che ama chi è più debole e la lecca. Lei che pensa di essere spiritosa ma che invece non fa ridere nessuno, lei che ha trasformato il giornalino scolastico in uno squallidissimo foglio che parla di pseudo-gossip inventati da lei. Lei che per sua natura si è schierata contro i malavoglia, che ha loro volta hanno ricambiato, innalzandola a esempio di umana schifezza.
Tuttavia le Brigate devono guardarsi anche dal non fare degenerare alcuni loro comportamenti. Infatti un altro dei nemici ideologici dei malavoglia è l’estremismo, c’è infatti chi pensa che malavoglia significhi ignoranza, ma non è cosi. Malavoglia significa rifiuto di nozioni da apprendere come verità assoluta, rifiuto dei saperi imposti dall’alto, malavoglia è mancanza di “zerbinismo”, è altruismo, malavoglia è amare quello che si fa e fare quello che si ama, malavoglia è aggregazione, malavoglia è uno stile di vita.

Breve Storia delle Brigate Malavoglia

Nelle prime settimane di gennaio 2008 (o almeno cosi dicono le fonti che però non sono certe), in un’ aula del liceo scientifico “Emilio Segrè” (una delle prime, entrando, sulla sinistra) non si sa come non si sa perché ma Botty sta spiegando qualcosa. In realtà non sta spiegando sta facendo come fa di solito, quindi detta appunti da un libro. Come di consueto in fondo alla classe un gruppo di ragazzi che non stanno scrivendo e cercano un modo per impegnare il tempo. Seduti dietro l’ultimo banco sulla sinistra ci sono Zio e Ben, avviliti per la situazione scolastica in cui si trovano. Una voce d’improvviso si sente arrivare dalla cattedra: “malavoglia”, Botty sta leggendo qualcosa di Verga, e improvvisamente a Zio esce la frase che cambierà la vita di intere generazioni: “wa noi non vogliamo fare niente, siamo peggio dei Malavoglia” da quella frase con la collaborazione di altri componenti nascono “I Malavoglia”. Nelle settimane successive i malavoglia iniziano alcune azioni tese a spezzare il terrorismo psicologico che li circonda. La loro gloria cresce di giorno in giorno, il gruppo guadagna sempre più consensi anche tra chi ormai sembrava vittima del soggettismo.
A marzo 2008 parte tutta la classe per Valencia e Barcelona, il viaggio servirà per consolidare i rapporti tra i malavoglia, ma anche con gli altri, i Malavoglia assumono consapevolezza e capisco che la missione che li attende al loro ritorno non è per niente facile, ma che non è impossibile, tutti insieme si diplomeranno. Al ritorno dalla Spagna i tempi ormai sono maturi e cosi in una riunione clandestina su msn Zio e Ben in un impeto di feroce anti-soggettismo pongono fine al processo costituente formando ufficialmente le “Brigate Malavoglia”. Del gruppo iniziale fanno parte: Sba, Ben, Zio, Dominik, Bobo, Tex. Nei mesi successivi il gruppo lavora insieme per raggiungere lo scopo e per recuperare (possibilmente senza studiare). Verso aprile-maggio la scelta del capo viene effettuata, può essere solo Sba a ricoprire questo ruolo, che da ora in poi sarà rinominato il comandate Sba. In questo periodo entra nel gruppo anche Sweet.
Nel mese di maggio i Malavoglia si giocano il tutto per tutto, ma la matematica per loro sembra uno scoglio invalicabile, ma l’ultima arrivata nelle brigate con un atto di grandissimo eroismo salva tutti. Anche l’ultimo ostacolo sembra superato, ma non è per tutti cosi, il comandate Sba è ancora in pericolo. Tutti i malavoglia si stringono in suo sostegno, e quando in un giorno di inizio Giugno 2008, Ben, Tex e lo stesso Sba, che stanno aspettando il verdetto fuori scuola, sentono la notizia “tutti ammessi all’esame”, scoppia la gioia, la felicità, la vittoria finale sembra ad un passo. Ora c’è da studiare per l’esame e Botty fa l’ultimo suo regalo, inserisce nel programma cose che non si è mai sognata di spiegare, ma i malavoglia sono convinti, ormai è fatta. I giorni di preparazione all’esame passano in vari modi, ma non studiando, e cosi ci si ritrova di nuovo in condizioni non ideali, ma anche se tra difficoltà e mille peripezie le Brigate riescono a compiere la loro missione, nella prima settimana di luglio 2008 si svolgono gli esami orali e uno dopo l’altro i malavoglia si diplomano, anche grazie l’aiuto di UM, un professore che i malavoglia non smetteranno mai di ringraziare per quello che ha fatto per loro e per quello che gli ha insegnato, molto più di una semplice materia, molto più di semplici nozioni. Anche se tra mille rimproveri (il più delle volte giusti) e inviti a studiare di più UM è stato per i malavoglia un vero insegnate di vita.
Dopo il diploma il gruppo si è un po’ disgregato e alcuni membri si sono un po’ allontanati prendendo i loro percorsi di vita, anche se siamo sicuri che continuano ad essere malavoglia nell’animo. Il nucleo centrale tuttavia continua ad esistere anche se tra mille difficoltà. I Malavoglia (di liceo) non sono finiti, al massimo è finita una generazione di malavoglia, ma un’altra è già pronta. Finché ci saranno i soggetti, i personaggi come Botty, le ingiustizie e i favoritismi nel mondo ci saranno sempre Malavoglia pronti a combatterli.

MALAVOGLIA IL MITO CONTINUA…

di seguito la poesia di Bobo dal titolo "E Dio si scordò di lei" dedicata a Botty uno dei nemici principali dei Malavoglia:

Una donna indecente
occupa sempre la mia mente,
il suo aspetto è penoso
sembra un uomo tant'è peloso!
Per non parlar dei suoi capelli
che puzzan sempre di friarielli,
io in Dio non ci credo
perchè sempre io gli chiedo
"Perchè in un sol' esser tanta vergogna?
Sembra quasi che abbia la rogna"

E lui invece arrabbiato ,
l'altro ieri mi ha sgridato,
"O poeta da strapazzo
tu di lei non sai un cazzo!
Piantala con questo lagno,
quando lei è nata io stavo al bagno!"
E vabene mi sto zitto
ma questa ormai mi ha afflitto,
oltre ad esser repellente
ha un sol neurone nella mente
che bisticcia con se stesso
gridando "O Dio come son' fesso!"
L'altro giorno, proprio a scuola
sentii odor di gorgonzola
"Eccola sta arrivando!"
Dissi a tutti urlando,
entrò in classe tutta ammosciata
come quando dall'acqua calda esce la patata
"Ragazzi come son' stanca"
Esclamò la patata bianca
"Questa è la prim'ora
non riesco neanche a proferir parola"
come sempre era più verde di una foglia
e iniziò a metter tre a tutti i malavoglia.
Quindi dopo la solita ingiustizia
fu assalita dalla malizia,
lungo tempo passò a spettegolare
dei professori e del loro insegnare
"Sono al centro di un complotto!"
Disse la patata mettendo ad alessia un otto.
Dio io non ti chiedo di farla morire
ma poni fine al mio soffrire
perchè se non lo fai tu;
lo farò io,
e il rasoio cn cui la depilerò
sarà il mio.
Così almeno quando torna
si vedran solo le corna.