mercoledì 31 dicembre 2008
Buon Anno
101 cose da evitare ad un funerale (di Daniele Luttazzi)
Le migliori battute di questo libro selezionate da Beniamino Simioli
1. Avvicinarsi alla bara, e mettersi a fare paragoni fra la lunghezza del proprio organo sessuale e quello del defunto;
3. commettere atti impuri con le ceneri della salma, e un pinguino;
5. porgere le condoglianze alla vedova servendosi di un pupazzo da ventriloquo;
7. sparare al cadavere secondo le diverse traiettorie per verificare tutte le teorie possibili sull'omicidio Kennedy;
9. presentarsi indossando una maschera di plastica con le fattezze del defunto;
10. comprare un pennarello fosforescente a punta grossa,avvicinarsi al morto, e disegnargli in fronte un uccello;
14. mandare a monte la cerimonia funebre con una bomba all'idrogeno;
15. in segno di omaggio, mettersi a fare braccio di ferro con la salma, e fingere di perdere;
19. se la defunta è una ex-compagna di liceo che una volta via aveva detto di no, sussurrarle: "Sei libera stasera?" e poi scoppiare a ridere come una iena;
24. presentarvi vestiti come la Morte ne il settimo sigillo;
26. un attimo prima che la bara venga chiusa, da-daaa!, far uscire un'avvenente spogliarellista dalla pancia del defunto;
31. uccidere chi applaude al passaggio della bara (ops, scusate. Questa è una delle 101 cose da fare);
32. accostarsi alla comunione mimando la camminata zoppa dell'estinto;
33. far squillare il telefono cellulare nella camera ardente, rispondere, poi passarlo al cadavere dicendo: " è per te";
36. usare il polso del defunto per testare campioni di profumo;
43. elettrificare il cadavere, dotargli il naso di un campanello luminoso, e giocare con gli amici all'Allegro Chirurgo;
51. gettare una pallina da golf sopra il cadavere, e poi pretendere di eseguire il colpo successivo senza spostare la pallina, come da regolamento internazionale;
52. consolare la figlia del defunto dicendole: "se non altro, le emorroidi di papà adesso non sono più un problema";
53. chinarsi sul cadavere, e disegnargli gli occhi sulle palpebre chiuse;
61. convincere tutti che il defunto era diventato da qualche anno adepto di una religione africana secondo la quale il rito funebre deve comportare l'assunzione di LSD, e orge con invertebrati davanti a un poster di Elvis;
62. presentarsi vestito da Elvis;
67. mettere al collo della defunta un cartello con su scritto: PRENDIMI!;
68. entrare nella bara e chiedere al defunto: " che piano?";
74. convincere tutti che il defunto, un tipo sensibile, aveva espresso più volte il desiderio di essere caramellato;
75. offrirsi di curare personalmente la stampa dei manifesti funebri, e quando il topografo chiede una foto della defunta da mettere sul manifesto, allungargli la Polaroid in cui lei si sta scopando Gordon, l'alano di famiglia;
76. adoperare le ceneri come polvere pruriginosa a carnevale;
80. chiedere alla madre del defunto di farvi un pompino;
81. proporre un brindisi in ricordo del cambio di sesso del defunto;
82. partecipare alla funzione religiosa indossando le orecchie di Topolino;
83. dopo la cerimonia distribuire After Eight farciti di sperma;
92. coinvolgere i presenti in una conga scatenata, e guidarli in fila verso un altro funerale;
93. mettere una barba posticcia al defunto per dimostrare a tutti che si tratta in realtà di Fidel Castro;
98. richiamare l'attenzione della vedova soffiando in un fischietto;
101. mentre stanno calando la bara nella fossa, chiedere ad alta voce: "ehi! Chi è che sta bussando?".
Certo parlare di funerale in un messaggio di auguri, può sembrare strano, ma io non ho mai preteso di essere normale.
Auguri e Buon 2009!!!
Le migliori battute di questo libro selezionate da Beniamino Simioli
1. Avvicinarsi alla bara, e mettersi a fare paragoni fra la lunghezza del proprio organo sessuale e quello del defunto;
3. commettere atti impuri con le ceneri della salma, e un pinguino;
5. porgere le condoglianze alla vedova servendosi di un pupazzo da ventriloquo;
7. sparare al cadavere secondo le diverse traiettorie per verificare tutte le teorie possibili sull'omicidio Kennedy;
9. presentarsi indossando una maschera di plastica con le fattezze del defunto;
10. comprare un pennarello fosforescente a punta grossa,avvicinarsi al morto, e disegnargli in fronte un uccello;
14. mandare a monte la cerimonia funebre con una bomba all'idrogeno;
15. in segno di omaggio, mettersi a fare braccio di ferro con la salma, e fingere di perdere;
19. se la defunta è una ex-compagna di liceo che una volta via aveva detto di no, sussurrarle: "Sei libera stasera?" e poi scoppiare a ridere come una iena;
24. presentarvi vestiti come la Morte ne il settimo sigillo;
26. un attimo prima che la bara venga chiusa, da-daaa!, far uscire un'avvenente spogliarellista dalla pancia del defunto;
31. uccidere chi applaude al passaggio della bara (ops, scusate. Questa è una delle 101 cose da fare);
32. accostarsi alla comunione mimando la camminata zoppa dell'estinto;
33. far squillare il telefono cellulare nella camera ardente, rispondere, poi passarlo al cadavere dicendo: " è per te";
36. usare il polso del defunto per testare campioni di profumo;
43. elettrificare il cadavere, dotargli il naso di un campanello luminoso, e giocare con gli amici all'Allegro Chirurgo;
51. gettare una pallina da golf sopra il cadavere, e poi pretendere di eseguire il colpo successivo senza spostare la pallina, come da regolamento internazionale;
52. consolare la figlia del defunto dicendole: "se non altro, le emorroidi di papà adesso non sono più un problema";
53. chinarsi sul cadavere, e disegnargli gli occhi sulle palpebre chiuse;
61. convincere tutti che il defunto era diventato da qualche anno adepto di una religione africana secondo la quale il rito funebre deve comportare l'assunzione di LSD, e orge con invertebrati davanti a un poster di Elvis;
62. presentarsi vestito da Elvis;
67. mettere al collo della defunta un cartello con su scritto: PRENDIMI!;
68. entrare nella bara e chiedere al defunto: " che piano?";
74. convincere tutti che il defunto, un tipo sensibile, aveva espresso più volte il desiderio di essere caramellato;
75. offrirsi di curare personalmente la stampa dei manifesti funebri, e quando il topografo chiede una foto della defunta da mettere sul manifesto, allungargli la Polaroid in cui lei si sta scopando Gordon, l'alano di famiglia;
76. adoperare le ceneri come polvere pruriginosa a carnevale;
80. chiedere alla madre del defunto di farvi un pompino;
81. proporre un brindisi in ricordo del cambio di sesso del defunto;
82. partecipare alla funzione religiosa indossando le orecchie di Topolino;
83. dopo la cerimonia distribuire After Eight farciti di sperma;
92. coinvolgere i presenti in una conga scatenata, e guidarli in fila verso un altro funerale;
93. mettere una barba posticcia al defunto per dimostrare a tutti che si tratta in realtà di Fidel Castro;
98. richiamare l'attenzione della vedova soffiando in un fischietto;
101. mentre stanno calando la bara nella fossa, chiedere ad alta voce: "ehi! Chi è che sta bussando?".
Certo parlare di funerale in un messaggio di auguri, può sembrare strano, ma io non ho mai preteso di essere normale.
Auguri e Buon 2009!!!
giovedì 4 dicembre 2008
Best - di Cisco (ex MCR)

Canzone bellissima di Cisco (ex dei Modena City Ramblers) dedicata a George Best
Salute a voi tutti
ed alzate il bicchiere
perchè io sono il migliore
me per voi solo Best
se non fossi stato
poi così affascinante
oggi quasi nessuno
ricorderebbe Pelè
Tutta la mia vita
è stata una corsa sfrenata
ho speso i guadagni
dei miei anni migliori
su auto veloci e fiammanti
con donne importantima il resto dei soldi
li ho tutti buttati
io sono il calcio moderno
dei vostri maestri
sono il genio del football
di questi anni ribelli
Io sono Best
Io sono Best
il mio nome è Best
Io sono Best
Sono l'ala che spinge
sono il fantasista
quello che finta che dribla
salta l'uomo tira e poi segna
sono il pallone d'oro
in questo mio '68
un ribelle sul campo
con lo stadio in delirio
sono il figlio sbagliato
in questi tempi ormai morti
sono il mondo che cambia
che corre sempre più forte
Io sono Best
Io sono Best
il mio nome è Best
Io sono Best
A più donne e motori
a più fiumi di birra
alle bottiglie ormai vuote di vodka whisky e martini
agli amici sbagliati
nei troppi pub affollati
dove l'ultimo giro
della mia ora è arrivato
alzate i bicchieri
per quest'ultima volta
ma guardate e pensate
alla mia triste fine
Io sono Best
Io sono Best
il mio nome è Best
Io sono Best
Io sono Best
lunedì 1 dicembre 2008
Io non ho parole - 2
«Il Protocollo sul welfare è stato una prova di modernità e una pagina importante per la democrazia italiana.»
Walter Veltroni, 24 Febbraio 2008
ecco un altro genio...
Walter Veltroni, 24 Febbraio 2008
ecco un altro genio...
domenica 30 novembre 2008
Io non ho parole
«L'85% dei giornalisti italiani è comunista. Sono arrivati persino ad inventarsi quella favola del precariato. Una vera bufala che non ha riscontro nella realtà.»
Silvio Berlusconi a Otto e mezzo(programma giornalistico di la7), 9 Ottobre 2008
sono senza parole, questa frase si commenta da sola...
p.s. speriamo solo che prima o poi gli italiani si sveglino!!
Silvio Berlusconi a Otto e mezzo(programma giornalistico di la7), 9 Ottobre 2008
sono senza parole, questa frase si commenta da sola...
p.s. speriamo solo che prima o poi gli italiani si sveglino!!
venerdì 28 novembre 2008
Fu vera gloria? il naufragio di Vladimir
di seguito un bellissimo articolo di Norma Rangeri, pubblicato da "Il Manifesto" il 26/11/2008.
Dalla Muccassassina, locale romano simbolo della trasgressione, all’Isola dei famosi, cuore televisivo del conformismo popolare, passando per il Parlamento. È la parabola, davvero spettacolare, di Vladimir Luxuria, ieri deputato transessuale di Rifondazione comunista, oggi metafora incarnata del vertiginoso precipizio di un comune sentire. La sua è la classica vittoria di Pirro, il successo di chi alza la coppa del trionfo come fosse la bandiera rossa del transgender mentre in realtà sventola le mutande di Valeria Marini (messe come fascia per i capelli) nella pantomima che la incorona per meglio annullarne l’identità.Non c’è bisogno di scomodare i sacri testi (le note di Giorgio Agamben a «I commentari della società dello spettacolo» di Debord) per convincersi di come «nella piccola borghesia planetaria, nella cui forma lo spettacolo ha realizzato parodisticamente il progetto marxiano di una società senza classi, le diverse identità che hanno segnato la tragicommedia della storia universale, stanno esposte e raccolte in una fantasmagorica vacuità». Gli italiani stanno vivendo da quasi un ventennio l’egemonia sociale, prima ancora che elettorale, di un berlusconismo , che riceve sempre nuove conferme da una classe politica di sinistra affollata di uomini, donne e transessuali convinti di cavalcare una tigre che se li è già mangiati.In una delle sue incursioni marziane, Adriano Celentano propose, tra i filmati shock, un piccolo «Blob» con scene dall’Isola dei famosi: vallette in tanga che si strappavano i capelli insultandosi, per la gioia del pubblico voyeur. Un concentrato di sessismo, conformismo e luoghi comuni, ovvero il nocciolo duro dei reality. La povera Luxuria (in senso lato vista la sontuosa vincita) è entrata nello show come un volantino stampato («parlerò di problemi sociali e politici»), e ne è uscita come una donnetta da ballatoio. Il massimo della popolarità lo ha infatti raggiunto con la spiata di un flirt tra una bella argentina (Belen Rodriguez) e un rubacuori del jet-set (Rossano Rubicondi), marito di Ivana Trump. «Vi siete baciati» svela Luxuria. «Dici questo perché sei invidiosa di me che sono una donna vera», ribatte Belen. Altro che «rottura del tabù dell’eterosessualità», come scrive Liberazione. Semmai l’incoronazione della reginetta del pettegolezzo nazionale, il trionfo del perbenismo, l’apoteosi del meccanismo conformista che spinge la macchina della televisione italiana. Viceversa, dovremmo sostenere che Cristiano Malgioglio o Platinette sono i portabandiera della libertà sessuale, il Costanzo show la barricata della rivoluzione di genere e il Billionaire di Briatore l’avanguardia dell’emancipazione femminile.Nella puntata finale, mentre la regia inquadrava le maxi-tette di Mara Venier e della stessa Ventura, la conduttrice sottolineava il bel momento con il suo stile: «A proposito di tettame e di fisicame, qui c’è una che ci batte tutte, è lei, la nostra Pamela Prati!!!!». Tette , culi e famiglia, ecco gli ingredienti sopraffini dell’Isola. Suggellati dalla Foggia in festa per la vincita del suo illustre concittadino. Per ricevere Luxuria i ragazzi della sua città hanno già preparato un bel rap: «Sei bbona, sei tosta». Una vera rivoluzione, ma all’incontrario
Norma Rangeri - www.ilmanifesto.it
Dalla Muccassassina, locale romano simbolo della trasgressione, all’Isola dei famosi, cuore televisivo del conformismo popolare, passando per il Parlamento. È la parabola, davvero spettacolare, di Vladimir Luxuria, ieri deputato transessuale di Rifondazione comunista, oggi metafora incarnata del vertiginoso precipizio di un comune sentire. La sua è la classica vittoria di Pirro, il successo di chi alza la coppa del trionfo come fosse la bandiera rossa del transgender mentre in realtà sventola le mutande di Valeria Marini (messe come fascia per i capelli) nella pantomima che la incorona per meglio annullarne l’identità.Non c’è bisogno di scomodare i sacri testi (le note di Giorgio Agamben a «I commentari della società dello spettacolo» di Debord) per convincersi di come «nella piccola borghesia planetaria, nella cui forma lo spettacolo ha realizzato parodisticamente il progetto marxiano di una società senza classi, le diverse identità che hanno segnato la tragicommedia della storia universale, stanno esposte e raccolte in una fantasmagorica vacuità». Gli italiani stanno vivendo da quasi un ventennio l’egemonia sociale, prima ancora che elettorale, di un berlusconismo , che riceve sempre nuove conferme da una classe politica di sinistra affollata di uomini, donne e transessuali convinti di cavalcare una tigre che se li è già mangiati.In una delle sue incursioni marziane, Adriano Celentano propose, tra i filmati shock, un piccolo «Blob» con scene dall’Isola dei famosi: vallette in tanga che si strappavano i capelli insultandosi, per la gioia del pubblico voyeur. Un concentrato di sessismo, conformismo e luoghi comuni, ovvero il nocciolo duro dei reality. La povera Luxuria (in senso lato vista la sontuosa vincita) è entrata nello show come un volantino stampato («parlerò di problemi sociali e politici»), e ne è uscita come una donnetta da ballatoio. Il massimo della popolarità lo ha infatti raggiunto con la spiata di un flirt tra una bella argentina (Belen Rodriguez) e un rubacuori del jet-set (Rossano Rubicondi), marito di Ivana Trump. «Vi siete baciati» svela Luxuria. «Dici questo perché sei invidiosa di me che sono una donna vera», ribatte Belen. Altro che «rottura del tabù dell’eterosessualità», come scrive Liberazione. Semmai l’incoronazione della reginetta del pettegolezzo nazionale, il trionfo del perbenismo, l’apoteosi del meccanismo conformista che spinge la macchina della televisione italiana. Viceversa, dovremmo sostenere che Cristiano Malgioglio o Platinette sono i portabandiera della libertà sessuale, il Costanzo show la barricata della rivoluzione di genere e il Billionaire di Briatore l’avanguardia dell’emancipazione femminile.Nella puntata finale, mentre la regia inquadrava le maxi-tette di Mara Venier e della stessa Ventura, la conduttrice sottolineava il bel momento con il suo stile: «A proposito di tettame e di fisicame, qui c’è una che ci batte tutte, è lei, la nostra Pamela Prati!!!!». Tette , culi e famiglia, ecco gli ingredienti sopraffini dell’Isola. Suggellati dalla Foggia in festa per la vincita del suo illustre concittadino. Per ricevere Luxuria i ragazzi della sua città hanno già preparato un bel rap: «Sei bbona, sei tosta». Una vera rivoluzione, ma all’incontrario
Norma Rangeri - www.ilmanifesto.it
lunedì 17 novembre 2008
"Canto d'amore a Stalingrado" di Pablo Neruda
Nella notte il contadino dorme, ma la mano
sveglia, affonda nelle tenebre e chiede all’aurora:
alba, sole del mattino, luce del giorno che viene,
dimmi se ancora le mani più pure degli uomini
difendono la rocca dell’onore, dimmi aurora,
se l’acciaio sulla tua fronte rompe la sua forza,
se l’uomo rimane al suo posto, e il tuono al suo posto,
dimmi, chiede il contadino, se la terra non ode
come cade il sangue degli eroi
arrossati, nell’immensa notte terrestre,
dimmi se ancora sopra l’albero sta il cielo,
dimmi se ancora risuonano spari a Stalingrado.
E il marinaio in mezzo al mare tremendo
scruta le umide costellazioni,
e una ne cerca, la rossa stella della città ardente,
e scopre nel suo cuore quella stella che brucia,
e quella stella d’orgoglio le sue mani vogliono toccare,
quella stella di pianto creata dai suoi occhi.
Città, stella rossa, dicono il mare e l’uomo,
città, chiudi i tuoi raggi, chiudi le tue porte dure,
chiudi, città, il tuo famoso lauro insanguinato,
e che la notte tremi con lo splendere cupo
dei tuoi occhi dietro un pianeta di spade.
E lo spagnolo ricorda Madrid e dice: sorella,
resisti, capitale della gloria, resisti:
dal suolo si alza tutto il sangue sparso
dalla Spagna, e per la Spagna si solleva nuovamente,
e lo spagnolo chiede, già contro il muro
delle fucilazioni, se Stalingrado vive;
e c’è nel carcere una catena d’occhi neri
che bucano le pareti col tuo nome,
e la Spagna si scuote col tuo sangue e i tuoi morti,
perchè le offristi l’anima tua, Stalingrado,
quando partoriva la Spagna eroi come i tuoi.
Conosce la solitudine, la Spagna:
come oggi conosci la tua, Stalingrado.
La Spagna strappò la terra con le unghie
quando Parigi era bella più che mai.
La Spagna dissanguava il suo immenso albero di sangue
quando Londra, come Pedro Garfias ci racconta,
pettinava le sue aiuole, i suoi laghi di cigni.
Oggi di più conosci questo, forte vergine,
oggi, Russia, di più conosci la solitudine e il freddo.
Mentre migliaia di obici squarciano il tuo cuore,
mentre gli scorpioni con crimine e veleno,
accorrono, Stalingrado, a mordere le tue viscere,
New York balla, Londra medita, e io dico “merde",
perchè il mio cuore non resiste più
e i nostri cuori
non resistono più, non resistono
in un mondo che lascia morire soli i suoi eroi.
Li lasciate soli? Ora verranno per voi.
Li lasciate soli?
Volete che la vita
precipiti alla tomba, e il sorriso degli uomini
sia cancellato dalla latrina e dal calvario?
Perchè non rispondete?
Volete più morti sul fronte dell’Est
finchè riempiano tutto il vostro cielo?
Ma allora non vi resta che l’inferno.
Già si stanca di piccole prodezze
il mondo, dove al Madagascar i generali,
con eroismo, uccidono cinquantacinque scimmie.
Il mondo è stanco di congressi autunnali,
ancora con un ombrello a presidente.
Città, Stalingrado, non possiamo
giungere alle tue mura, siamo lontani.
Siamo i messicani, siamo gli araucani,
siamo i patagoni, siamo i guaranì,
siamo gli uruguaiani, siamo i cileni,
siamo milioni d’uomini.
E abbiamo altra gente, per fortuna, nella famiglia,
ma non siamo ancora venuti a difenderti, madre.
Città, città di fuoco, resisti finchè un giorno
arriveremo, indiani naufraghi, a toccare le tue muraglie
con un bacio di figli che speravano di tornare.
Stalingrado, non c’è un Secondo Fronte,
però non cadrai anche se il ferro e il fuoco
ti mordono giorno e notte.
Anche se muori non morirai!
finchè la vittoria non sarà nelle tue mani,
anche se sono stanche, forate e morte,
altre mani rosse, quando le vostre cadono,
semineranno per il mondo le ossa dei tuoi eroi,
perchè il tuo seme colmi tutta la terra.
Pablo Neruda (traduzione di Salvatore Quasimodo)
sveglia, affonda nelle tenebre e chiede all’aurora:
alba, sole del mattino, luce del giorno che viene,
dimmi se ancora le mani più pure degli uomini
difendono la rocca dell’onore, dimmi aurora,
se l’acciaio sulla tua fronte rompe la sua forza,
se l’uomo rimane al suo posto, e il tuono al suo posto,
dimmi, chiede il contadino, se la terra non ode
come cade il sangue degli eroi
arrossati, nell’immensa notte terrestre,
dimmi se ancora sopra l’albero sta il cielo,
dimmi se ancora risuonano spari a Stalingrado.
E il marinaio in mezzo al mare tremendo
scruta le umide costellazioni,
e una ne cerca, la rossa stella della città ardente,
e scopre nel suo cuore quella stella che brucia,
e quella stella d’orgoglio le sue mani vogliono toccare,
quella stella di pianto creata dai suoi occhi.
Città, stella rossa, dicono il mare e l’uomo,
città, chiudi i tuoi raggi, chiudi le tue porte dure,
chiudi, città, il tuo famoso lauro insanguinato,
e che la notte tremi con lo splendere cupo
dei tuoi occhi dietro un pianeta di spade.
E lo spagnolo ricorda Madrid e dice: sorella,
resisti, capitale della gloria, resisti:
dal suolo si alza tutto il sangue sparso
dalla Spagna, e per la Spagna si solleva nuovamente,
e lo spagnolo chiede, già contro il muro
delle fucilazioni, se Stalingrado vive;
e c’è nel carcere una catena d’occhi neri
che bucano le pareti col tuo nome,
e la Spagna si scuote col tuo sangue e i tuoi morti,
perchè le offristi l’anima tua, Stalingrado,
quando partoriva la Spagna eroi come i tuoi.
Conosce la solitudine, la Spagna:
come oggi conosci la tua, Stalingrado.
La Spagna strappò la terra con le unghie
quando Parigi era bella più che mai.
La Spagna dissanguava il suo immenso albero di sangue
quando Londra, come Pedro Garfias ci racconta,
pettinava le sue aiuole, i suoi laghi di cigni.
Oggi di più conosci questo, forte vergine,
oggi, Russia, di più conosci la solitudine e il freddo.
Mentre migliaia di obici squarciano il tuo cuore,
mentre gli scorpioni con crimine e veleno,
accorrono, Stalingrado, a mordere le tue viscere,
New York balla, Londra medita, e io dico “merde",
perchè il mio cuore non resiste più
e i nostri cuori
non resistono più, non resistono
in un mondo che lascia morire soli i suoi eroi.
Li lasciate soli? Ora verranno per voi.
Li lasciate soli?
Volete che la vita
precipiti alla tomba, e il sorriso degli uomini
sia cancellato dalla latrina e dal calvario?
Perchè non rispondete?
Volete più morti sul fronte dell’Est
finchè riempiano tutto il vostro cielo?
Ma allora non vi resta che l’inferno.
Già si stanca di piccole prodezze
il mondo, dove al Madagascar i generali,
con eroismo, uccidono cinquantacinque scimmie.
Il mondo è stanco di congressi autunnali,
ancora con un ombrello a presidente.
Città, Stalingrado, non possiamo
giungere alle tue mura, siamo lontani.
Siamo i messicani, siamo gli araucani,
siamo i patagoni, siamo i guaranì,
siamo gli uruguaiani, siamo i cileni,
siamo milioni d’uomini.
E abbiamo altra gente, per fortuna, nella famiglia,
ma non siamo ancora venuti a difenderti, madre.
Città, città di fuoco, resisti finchè un giorno
arriveremo, indiani naufraghi, a toccare le tue muraglie
con un bacio di figli che speravano di tornare.
Stalingrado, non c’è un Secondo Fronte,
però non cadrai anche se il ferro e il fuoco
ti mordono giorno e notte.
Anche se muori non morirai!
Perchè gli uomini ora non hanno morte
e continuano a lottare anche quando sono caduti,finchè la vittoria non sarà nelle tue mani,
anche se sono stanche, forate e morte,
altre mani rosse, quando le vostre cadono,
semineranno per il mondo le ossa dei tuoi eroi,
perchè il tuo seme colmi tutta la terra.
Pablo Neruda (traduzione di Salvatore Quasimodo)
"Una volta ho sparato ad un'alce" di Woody Allen
questo è un pezzo satirico di Woody Allen reperibile nella raccolta "Woody Allen: Standup Comic" del 1978, il monologo si intitola appunto "una volta ho sparato ad un'alce":
« Questa è assolutamente da non credere. Abbattei un alce, un giorno. Andavo a caccia, su, verso il confine col Canada, e abbattei un alce. Lo lego al parafango, e via. Me ne torno a New York, sull'autostrada. Però non mi ero accorto che l'avevo colpito di striscio: l'alce era solo tramortito. Alle porte di New York comincia a riprendere conoscenza. Eccomi dunque a viaggiare con un alce vivo sul parafango, laddove c'è una legge nello Stato di New York che lo vieta espressamente - di viaggiare con un alce vivo sul parafango - il martedì, il giovedì e il sabato. Vengo preso dal panico.
Allora mi sovviene che un mio amico dà una festa in costume, quella sera. Prendo una decisione: vado e ci porto l'alce. L'imbuco e me ne lavo le mani. Detto e fatto. Arrivo e busso alla porta con l'alce appresso. Il padrone di casa ci accoglie sulla soglia. "Ciao", gli faccio, "conosci i Solomon?". Entriamo. L'alce socializza subito. Non se la cava mica male. Tanto più che un tale cerca, con una certa insistenza, di vendergli una polizza d'assicurazione.A mezzanotte c'è la premiazione per i costumi più belli. Vincono il primo premio i coniugi Berkowitz, travestiti da alce. L'alce arriva secondo. Come monta su tutte le furie! Lui e i coniugi Berkowitz si prendono a cornate, lì, in salotto. Si tramortiscono a vicenda.Ecco, dico fra me, il momento opportuno. Acchiappo l'alce, lo lego al parafango e via - torno nei boschi. Sennonché ho agguantato i coniugi Berkowitz. Ed eccomi a viaggiare con due ebrei sul parafango. Laddove vige una legge nello Stato di New York, per cui ciò è severamente vietato il martedì, il giovedì e soprattutto il sabato...La mattina seguente, i coniugi Berkowitz si risvegliano nel bosco in costume da alce. Di lì a poco il consorte viene abbattuto, imbalsamato ed esposto, come trofeo di caccia, al Circolo Atletico di New York. È da ridere, veramente, perché a quel club non sono ammessi gli ebrei. »
« Questa è assolutamente da non credere. Abbattei un alce, un giorno. Andavo a caccia, su, verso il confine col Canada, e abbattei un alce. Lo lego al parafango, e via. Me ne torno a New York, sull'autostrada. Però non mi ero accorto che l'avevo colpito di striscio: l'alce era solo tramortito. Alle porte di New York comincia a riprendere conoscenza. Eccomi dunque a viaggiare con un alce vivo sul parafango, laddove c'è una legge nello Stato di New York che lo vieta espressamente - di viaggiare con un alce vivo sul parafango - il martedì, il giovedì e il sabato. Vengo preso dal panico.
Allora mi sovviene che un mio amico dà una festa in costume, quella sera. Prendo una decisione: vado e ci porto l'alce. L'imbuco e me ne lavo le mani. Detto e fatto. Arrivo e busso alla porta con l'alce appresso. Il padrone di casa ci accoglie sulla soglia. "Ciao", gli faccio, "conosci i Solomon?". Entriamo. L'alce socializza subito. Non se la cava mica male. Tanto più che un tale cerca, con una certa insistenza, di vendergli una polizza d'assicurazione.A mezzanotte c'è la premiazione per i costumi più belli. Vincono il primo premio i coniugi Berkowitz, travestiti da alce. L'alce arriva secondo. Come monta su tutte le furie! Lui e i coniugi Berkowitz si prendono a cornate, lì, in salotto. Si tramortiscono a vicenda.Ecco, dico fra me, il momento opportuno. Acchiappo l'alce, lo lego al parafango e via - torno nei boschi. Sennonché ho agguantato i coniugi Berkowitz. Ed eccomi a viaggiare con due ebrei sul parafango. Laddove vige una legge nello Stato di New York, per cui ciò è severamente vietato il martedì, il giovedì e soprattutto il sabato...La mattina seguente, i coniugi Berkowitz si risvegliano nel bosco in costume da alce. Di lì a poco il consorte viene abbattuto, imbalsamato ed esposto, come trofeo di caccia, al Circolo Atletico di New York. È da ridere, veramente, perché a quel club non sono ammessi gli ebrei. »
lunedì 10 novembre 2008
un po' di Leninismo non fà mai male
è da tanto che non aggiorno il blog, purtroppo non è che in questi giorni abbia avuto tanto tempo.

Comunque vi segnalo un sito che è nato da pochi giorni, http://www.sinistracomunista.it/, sito che nasce insieme alla nuova area politica del PRC che si chiama appunto Sinistra Comunista, e che rappresenta i compagni e le compagne che nell'ultimo congresso di Rifondazione Comunista hanno votato per la terza mozione, che chiedeva non solo il rilancio del partito, ma anche l'inizio di un percorso che portasse all'unità dei comunisti.
detto questo veniamo a noi, pubblico qui sotto "La lettera al congresso" di Lenin (testo meglio conosciuto come "Il testamento di Lenin"), lettera che prendo dal sito http://www.leninismo.it/ che consiglio di visitare per approfondire le proprie conoscenze sul pensiero del rivoluzionario russo(ci sono anche alcune sue opere in forma integrale), perchè come dico anche nel titolo un po' di leninismo non fà mai male.
Ecco "la lettera al congresso":
Consiglierei vivamente di intraprendere a questo congresso una serie di mutamenti nella nostra struttura politica.Vorrei sottoporvi le considerazioni che ritengo più importanti.In primo luogo propongo di elevare il numero dei membri del CC portandolo ad alcune decine o anche a un centinaio. Penso che, se non intraprendessimo una tale riforma, grandi pericoli minaccerebbero il nostro CC nel caso in cui il corso degli avvenimenti non ci fosse del tutto favorevole (cosa di cui non possiamo non tener conto).Penso poi di sottoporre all'attenzione del congresso la proposta di dare, a certe condizioni, un carattere legislativo alle decisioni dei Gosplan, andando così incontro, fino a un certo punto e a certe condizioni, al compagno Trotski.Per quel che riguarda il primo punto, cioè l'aumento del numero dei membri del CC, penso che ciò sia necessario e per elevare l'autorità del CC, e per lavorare seriamente al miglioramento del nostro apparato, e per evitare che conflitti di piccoli gruppi del CC possano avere una importanza troppo sproporzionata per le sorti di tutto il partito.Io penso che il nostro partito abbia il diritto di esigere dalla classe operaia 50-100 membri del CC e che possa ottenerli senza un eccessivo sforzo da parte di essa.Una tale riforma aumenterebbe notevolmente la solidità del nostro partito e faciliterebbe la lotta che esso deve condurre in mezzo a Stati nemici e che, a mio parere, potrà e dovrà acuirsi fortemente nei prossimi anni. Io penso che la stabilità del nostro partito guadagnerebbe enormemente da un tale provvedimento.Per stabilità del Comitato centrale, di cui ho parlato sopra, intendo provvedimenti contro la scissione, nella misura in cui tali provvedimenti possano in generale essere presi. Perché, certo, la guardia bianca della Russkaia MysI (mi pare fosse S. F. Oldenburg) aveva ragione quando, in primo luogo, faceva assegnamento, per quanto riguarda il loro gioco contro la Russia sovietica, sulla scissione del nostro partito, e quando, in secondo luogo, faceva assegnamento, per l'avverarsi di questa scissione, sui gravissimi dissensi nel partito.Il nostro partito si fonda su due classi, e sarebbe perciò possibile la sua instabilità, e inevitabile il suo crollo, se tra queste due classi non potesse sussistere un'intesa. In questo caso sarebbe inutile prendere questi o quel provvedimenti e in generale discutere sulla stabilità del nostro CC. Non ci sono provvedimenti, in questo caso, capaci di evitare la scissione. Ma spero che questo sia un avvenimento di un futuro troppo lontano e troppo inverosimile perché se ne debba parlare.Intendo stabilità come garanzia contro la scissione nel prossimo avvenire, e ho l'intenzione di esporre qui una serie di considerazioni di natura puramente personale.Io penso che, da questo punto di vista, fondamentali per la questione della stabilità siano certi membri del CC come Stalin e Trotski.I rapporti tra loro, secondo me, rappresentano una buona metà del pericolo di quella scissione, che potrebbe essere evitata e ad evitare la quale, a mio parere, dovrebbe servire, tra l'altro, l'aumento del numero dei membri del CC a 50 o a 100 persone.Il compagno Stalin, divenuto segretario generale, ha concentrato nelle sue mani un immenso potere, e io non sono sicuro che egli sappia servirsene sempre con sufficiente prudenza. D'altro canto, il compagno Trotski come ha già dimostrato la sua lotta contro il CC nella questione del commissariato del popolo per i trasporti, si distingue non solo per le sue eminenti capacità. Personalmente egli è forse il più capace tra i membri dell'attuale CC, ma ha anche una eccessiva sicurezza di sé e una tendenza eccessiva a considerare il lato puramente amministrativo dei problemi.Queste due qualità dei due capi più eminenti dell'attuale CC possono eventualmente portare alla scissione, e se il nostro partito non prenderà misure per impedirlo, la scissione può avvenire improvvisamente.Non continuerò a caratterizzare gli altri membri del CC secondo le loro qualità personali. Ricordo soltanto che l'episodio di cui sono stati protagonisti nell'ottobre Zinoviev e Kamenev non fu certamente casuale, ma che d'altra parte non glielo si può ascrivere personalmente a colpa, cosi come il non bolscevismo a Trotski.Dei giovani membri del CC, voglio dire qualche parola su Bukharin e Piatakov. Sono queste, secondo me, le forze più eminenti (tra quelle più giovani), e riguardo a loro bisogna tener presente quanto segue: Bukharin non è soltanto un validissimo e importantissimo teorico del partito, ma è considerato anche, giustamente, il prediletto di tutto il partito, ma le sue concezioni teoriche solo con grandissima perplessità possono essere considerate pienamente marxiste, poiché in lui vi è qualcosa di scolastico (egli non ha mai appreso e, penso, mai compreso pienamente la dialettica).Ed ora Piatakov: è un uomo indubbiamente di grandissima volontà e di grandissime capacità, ma troppo attratto dal metodo amministrativo e dall'aspetto amministrativo dei problemi perché si possa contare su di lui per una seria questione politica.Naturalmente, sia questa che quella osservazione sono fatte solo per il momento, nel presupposto che ambedue questi eminenti e devoti militanti trovino l'occasione di completare le proprie conoscenze e di eliminare la propria unilateralità.
Lenin
23-26 dicembre 1922
Aggiunta alla lettera del dicembre 1922
Stalin è troppo grossolano, e questo difetto, del tutto tollerabile nell'ambiente e nel rapporti tra noi comunisti, diventa intollerabile nella funzione di segretario generale. Perciò propongo ai compagni di pensare alla maniera di togliere Stalin da questo incarico e di designare a questo posto un altro uomo che, a parte tutti gli altri aspetti, si distingua dal compagno Stalin solo per una migliore qualità, quella cioè di essere più tollerante, più leale, più cortese e più riguardoso verso i compagni, meno capriccioso, ecc. Questa circostanza può apparire una piccolezza insignificante. Ma io penso che, dal punto di vista dell'impedimento di una scissione e di quanto ho scritto sopra sui rapporti tra Stalin e Trotski, non è una piccolezza, ovvero è una piccolezza che può avere un'importanza decisiva.
Lenin
4 gennaio 1923
Continuazione degli appunti.
26 dicembre 1922
L'aumento del numero dei membri del CC a 50 o anche a 100 persone deve servire, secondo me, a un duplice, o, anzi, a un triplice scopo: quanto più saranno i membri del CC, tanto più saranno quelli che impareranno a lavorare nel CC e tanto minore sarà il pericolo di una scissione derivante da una qualsiasi imprudenza. La partecipazione di molti operai al CC aiuterà gli operai a migliorare il nostro apparato, che è piuttosto cattivo. Esso, in sostanza, c'è stato tramandato dal vecchio regime, poiché trasformarlo in così breve tempo, soprattutto con la guerra, la fame, ecc., era assolutamente impossibile. Perciò a quei "critici" che, con un sorrisetto o con cattiveria, ci fanno notare i difetti del nostro apparato, si può tranquillamente rispondere che essi assolutamente non comprendono le condizioni della rivoluzione contemporanea. Non si può assolutamente trasformare a sufficienza un apparato in cinque anni, soprattutto nelle condizioni in cui è avvenuta da noi la rivoluzione. E' già abbastanza che in cinque anni abbiamo creato un nuovo tipo di Stato in cui gli operai marciano alla testa dei contadini contro la borghesia; e ciò, con una situazione internazionale avversa, rappresenta di per sé un fatto enorme. Ma la coscienza di questo non ci deve assolutamente far chiudere gli occhi sul fatto che noi abbiamo ereditato, in sostanza, il vecchio apparato dello zar e della borghesia, e che ora, sopravvenuta la pace e assicurato il minimo necessario contro la fame, tutto il lavoro dev'essere diretto al suo miglioramento .La mia idea è che alcune decine di operai, entrando a far parte del CC, possono accingersi meglio di qualsiasi altro alla verifica, al miglioramento e al rinnovamento del nostro apparato. L'Ispezione operaia e contadina, cui prima spettava questa funzione, si è rivelata incapace di adempierla e può essere utilizzata solo come "appendice" o come aiuto, in determinate condizioni, a questi membri del CC. Gli operai che entrano a far parte del CC debbono essere, a mio parere, in modo prevalente non di quegli operai che hanno compiuto un lungo servizio nelle organizzazioni dei soviet (dicendo operai, in questa parte della mia lettera intendo sempre anche i contadini), poiché in questi operai si sono già create certe tradizioni e certi pregiudizi contro i quali appunto noi vogliamo lottare.Gli operai che devono entrare nel CC debbono essere in prevalenza operai che stiano più in basso di quello strato che è entrato a far parte da noi, in questi cinque anni, della schiera degli impiegati sovietici, e che appartengano piuttosto al numero degli operai e dei contadini di base, che tuttavia non rientrino direttamente o indirettamente nella categoria degli sfruttatori. Io penso che tali operai, assistendo a tutte le sedute del CC, a tutte le sedute dell'Ufficio politico, leggendo tutti i documenti del CC, possano costituire un nucleo di devoti partigiani del regime sovietico, capaci, in primo luogo, di dare stabilità allo stesso CC e, in secondo luogo, capaci di lavorare effettivamente al rinnovamento e al miglioramento dell'apparato.Aumentando il numero dei membri del CC, ci si deve a mio parere, preoccupare anche e, forse, soprattutto, di controllare e migliorare il nostro apparato, che non va affatto. A questo scopo dobbiamo utilizzare l'opera di specialisti altamente qualificati, e la ricerca di questi specialisti deve essere compito della Ispezione operaia e contadina.Come combinare questi specialisti-controllori, - dotati delle necessarie conoscenze - e questi nuovi membri del CC? E' questo un problema che deve essere risolto praticamente.A me pare che l'Ispezione operaia e contadina (per effetto del suo sviluppo nonché delle nostre perplessità a proposito del suo sviluppo) ha dato in ultima analisi ciò che ora osserviamo, e cioè uno stato di transizione da un particolare commissariato del popolo a una particolare funzione dei membri del CC; da una istituzione che revisiona tutto e tutti, a un insieme di revisori non numerosi, ma di prim'ordine, che debbono essere ben pagati (questo è soprattutto necessario nella nostra epoca, in cui tutto va pagato, e dato che i revisori si pongono direttamente al servizio di quelle istituzioni che meglio li pagano).Se il numero dei membri del CC sarà opportunamente aumentato e se essi svolgeranno di anno in anno un corso di amministrazione statale con l'aiuto di tali specialisti altamente qualificati e di membri della Ispezione operaia e contadina dotati di grande autorità in tutti i settori, allora, io penso, adempiremo felicemente questo compito che per tanto tempo non siamo riusciti ad assolvere.Insomma, fino a 100 membri del CC e non più di 400-500 loro collaboratori, membri dell'Ispezione operaia e contadina, che svolgano funzioni di revisione per loro incarico.

Comunque vi segnalo un sito che è nato da pochi giorni, http://www.sinistracomunista.it/, sito che nasce insieme alla nuova area politica del PRC che si chiama appunto Sinistra Comunista, e che rappresenta i compagni e le compagne che nell'ultimo congresso di Rifondazione Comunista hanno votato per la terza mozione, che chiedeva non solo il rilancio del partito, ma anche l'inizio di un percorso che portasse all'unità dei comunisti.
detto questo veniamo a noi, pubblico qui sotto "La lettera al congresso" di Lenin (testo meglio conosciuto come "Il testamento di Lenin"), lettera che prendo dal sito http://www.leninismo.it/ che consiglio di visitare per approfondire le proprie conoscenze sul pensiero del rivoluzionario russo(ci sono anche alcune sue opere in forma integrale), perchè come dico anche nel titolo un po' di leninismo non fà mai male.
Ecco "la lettera al congresso":
Consiglierei vivamente di intraprendere a questo congresso una serie di mutamenti nella nostra struttura politica.Vorrei sottoporvi le considerazioni che ritengo più importanti.In primo luogo propongo di elevare il numero dei membri del CC portandolo ad alcune decine o anche a un centinaio. Penso che, se non intraprendessimo una tale riforma, grandi pericoli minaccerebbero il nostro CC nel caso in cui il corso degli avvenimenti non ci fosse del tutto favorevole (cosa di cui non possiamo non tener conto).Penso poi di sottoporre all'attenzione del congresso la proposta di dare, a certe condizioni, un carattere legislativo alle decisioni dei Gosplan, andando così incontro, fino a un certo punto e a certe condizioni, al compagno Trotski.Per quel che riguarda il primo punto, cioè l'aumento del numero dei membri del CC, penso che ciò sia necessario e per elevare l'autorità del CC, e per lavorare seriamente al miglioramento del nostro apparato, e per evitare che conflitti di piccoli gruppi del CC possano avere una importanza troppo sproporzionata per le sorti di tutto il partito.Io penso che il nostro partito abbia il diritto di esigere dalla classe operaia 50-100 membri del CC e che possa ottenerli senza un eccessivo sforzo da parte di essa.Una tale riforma aumenterebbe notevolmente la solidità del nostro partito e faciliterebbe la lotta che esso deve condurre in mezzo a Stati nemici e che, a mio parere, potrà e dovrà acuirsi fortemente nei prossimi anni. Io penso che la stabilità del nostro partito guadagnerebbe enormemente da un tale provvedimento.Per stabilità del Comitato centrale, di cui ho parlato sopra, intendo provvedimenti contro la scissione, nella misura in cui tali provvedimenti possano in generale essere presi. Perché, certo, la guardia bianca della Russkaia MysI (mi pare fosse S. F. Oldenburg) aveva ragione quando, in primo luogo, faceva assegnamento, per quanto riguarda il loro gioco contro la Russia sovietica, sulla scissione del nostro partito, e quando, in secondo luogo, faceva assegnamento, per l'avverarsi di questa scissione, sui gravissimi dissensi nel partito.Il nostro partito si fonda su due classi, e sarebbe perciò possibile la sua instabilità, e inevitabile il suo crollo, se tra queste due classi non potesse sussistere un'intesa. In questo caso sarebbe inutile prendere questi o quel provvedimenti e in generale discutere sulla stabilità del nostro CC. Non ci sono provvedimenti, in questo caso, capaci di evitare la scissione. Ma spero che questo sia un avvenimento di un futuro troppo lontano e troppo inverosimile perché se ne debba parlare.Intendo stabilità come garanzia contro la scissione nel prossimo avvenire, e ho l'intenzione di esporre qui una serie di considerazioni di natura puramente personale.Io penso che, da questo punto di vista, fondamentali per la questione della stabilità siano certi membri del CC come Stalin e Trotski.I rapporti tra loro, secondo me, rappresentano una buona metà del pericolo di quella scissione, che potrebbe essere evitata e ad evitare la quale, a mio parere, dovrebbe servire, tra l'altro, l'aumento del numero dei membri del CC a 50 o a 100 persone.Il compagno Stalin, divenuto segretario generale, ha concentrato nelle sue mani un immenso potere, e io non sono sicuro che egli sappia servirsene sempre con sufficiente prudenza. D'altro canto, il compagno Trotski come ha già dimostrato la sua lotta contro il CC nella questione del commissariato del popolo per i trasporti, si distingue non solo per le sue eminenti capacità. Personalmente egli è forse il più capace tra i membri dell'attuale CC, ma ha anche una eccessiva sicurezza di sé e una tendenza eccessiva a considerare il lato puramente amministrativo dei problemi.Queste due qualità dei due capi più eminenti dell'attuale CC possono eventualmente portare alla scissione, e se il nostro partito non prenderà misure per impedirlo, la scissione può avvenire improvvisamente.Non continuerò a caratterizzare gli altri membri del CC secondo le loro qualità personali. Ricordo soltanto che l'episodio di cui sono stati protagonisti nell'ottobre Zinoviev e Kamenev non fu certamente casuale, ma che d'altra parte non glielo si può ascrivere personalmente a colpa, cosi come il non bolscevismo a Trotski.Dei giovani membri del CC, voglio dire qualche parola su Bukharin e Piatakov. Sono queste, secondo me, le forze più eminenti (tra quelle più giovani), e riguardo a loro bisogna tener presente quanto segue: Bukharin non è soltanto un validissimo e importantissimo teorico del partito, ma è considerato anche, giustamente, il prediletto di tutto il partito, ma le sue concezioni teoriche solo con grandissima perplessità possono essere considerate pienamente marxiste, poiché in lui vi è qualcosa di scolastico (egli non ha mai appreso e, penso, mai compreso pienamente la dialettica).Ed ora Piatakov: è un uomo indubbiamente di grandissima volontà e di grandissime capacità, ma troppo attratto dal metodo amministrativo e dall'aspetto amministrativo dei problemi perché si possa contare su di lui per una seria questione politica.Naturalmente, sia questa che quella osservazione sono fatte solo per il momento, nel presupposto che ambedue questi eminenti e devoti militanti trovino l'occasione di completare le proprie conoscenze e di eliminare la propria unilateralità.
Lenin
23-26 dicembre 1922
Aggiunta alla lettera del dicembre 1922
Stalin è troppo grossolano, e questo difetto, del tutto tollerabile nell'ambiente e nel rapporti tra noi comunisti, diventa intollerabile nella funzione di segretario generale. Perciò propongo ai compagni di pensare alla maniera di togliere Stalin da questo incarico e di designare a questo posto un altro uomo che, a parte tutti gli altri aspetti, si distingua dal compagno Stalin solo per una migliore qualità, quella cioè di essere più tollerante, più leale, più cortese e più riguardoso verso i compagni, meno capriccioso, ecc. Questa circostanza può apparire una piccolezza insignificante. Ma io penso che, dal punto di vista dell'impedimento di una scissione e di quanto ho scritto sopra sui rapporti tra Stalin e Trotski, non è una piccolezza, ovvero è una piccolezza che può avere un'importanza decisiva.
Lenin
4 gennaio 1923
Continuazione degli appunti.
26 dicembre 1922
L'aumento del numero dei membri del CC a 50 o anche a 100 persone deve servire, secondo me, a un duplice, o, anzi, a un triplice scopo: quanto più saranno i membri del CC, tanto più saranno quelli che impareranno a lavorare nel CC e tanto minore sarà il pericolo di una scissione derivante da una qualsiasi imprudenza. La partecipazione di molti operai al CC aiuterà gli operai a migliorare il nostro apparato, che è piuttosto cattivo. Esso, in sostanza, c'è stato tramandato dal vecchio regime, poiché trasformarlo in così breve tempo, soprattutto con la guerra, la fame, ecc., era assolutamente impossibile. Perciò a quei "critici" che, con un sorrisetto o con cattiveria, ci fanno notare i difetti del nostro apparato, si può tranquillamente rispondere che essi assolutamente non comprendono le condizioni della rivoluzione contemporanea. Non si può assolutamente trasformare a sufficienza un apparato in cinque anni, soprattutto nelle condizioni in cui è avvenuta da noi la rivoluzione. E' già abbastanza che in cinque anni abbiamo creato un nuovo tipo di Stato in cui gli operai marciano alla testa dei contadini contro la borghesia; e ciò, con una situazione internazionale avversa, rappresenta di per sé un fatto enorme. Ma la coscienza di questo non ci deve assolutamente far chiudere gli occhi sul fatto che noi abbiamo ereditato, in sostanza, il vecchio apparato dello zar e della borghesia, e che ora, sopravvenuta la pace e assicurato il minimo necessario contro la fame, tutto il lavoro dev'essere diretto al suo miglioramento .La mia idea è che alcune decine di operai, entrando a far parte del CC, possono accingersi meglio di qualsiasi altro alla verifica, al miglioramento e al rinnovamento del nostro apparato. L'Ispezione operaia e contadina, cui prima spettava questa funzione, si è rivelata incapace di adempierla e può essere utilizzata solo come "appendice" o come aiuto, in determinate condizioni, a questi membri del CC. Gli operai che entrano a far parte del CC debbono essere, a mio parere, in modo prevalente non di quegli operai che hanno compiuto un lungo servizio nelle organizzazioni dei soviet (dicendo operai, in questa parte della mia lettera intendo sempre anche i contadini), poiché in questi operai si sono già create certe tradizioni e certi pregiudizi contro i quali appunto noi vogliamo lottare.Gli operai che devono entrare nel CC debbono essere in prevalenza operai che stiano più in basso di quello strato che è entrato a far parte da noi, in questi cinque anni, della schiera degli impiegati sovietici, e che appartengano piuttosto al numero degli operai e dei contadini di base, che tuttavia non rientrino direttamente o indirettamente nella categoria degli sfruttatori. Io penso che tali operai, assistendo a tutte le sedute del CC, a tutte le sedute dell'Ufficio politico, leggendo tutti i documenti del CC, possano costituire un nucleo di devoti partigiani del regime sovietico, capaci, in primo luogo, di dare stabilità allo stesso CC e, in secondo luogo, capaci di lavorare effettivamente al rinnovamento e al miglioramento dell'apparato.Aumentando il numero dei membri del CC, ci si deve a mio parere, preoccupare anche e, forse, soprattutto, di controllare e migliorare il nostro apparato, che non va affatto. A questo scopo dobbiamo utilizzare l'opera di specialisti altamente qualificati, e la ricerca di questi specialisti deve essere compito della Ispezione operaia e contadina.Come combinare questi specialisti-controllori, - dotati delle necessarie conoscenze - e questi nuovi membri del CC? E' questo un problema che deve essere risolto praticamente.A me pare che l'Ispezione operaia e contadina (per effetto del suo sviluppo nonché delle nostre perplessità a proposito del suo sviluppo) ha dato in ultima analisi ciò che ora osserviamo, e cioè uno stato di transizione da un particolare commissariato del popolo a una particolare funzione dei membri del CC; da una istituzione che revisiona tutto e tutti, a un insieme di revisori non numerosi, ma di prim'ordine, che debbono essere ben pagati (questo è soprattutto necessario nella nostra epoca, in cui tutto va pagato, e dato che i revisori si pongono direttamente al servizio di quelle istituzioni che meglio li pagano).Se il numero dei membri del CC sarà opportunamente aumentato e se essi svolgeranno di anno in anno un corso di amministrazione statale con l'aiuto di tali specialisti altamente qualificati e di membri della Ispezione operaia e contadina dotati di grande autorità in tutti i settori, allora, io penso, adempiremo felicemente questo compito che per tanto tempo non siamo riusciti ad assolvere.Insomma, fino a 100 membri del CC e non più di 400-500 loro collaboratori, membri dell'Ispezione operaia e contadina, che svolgano funzioni di revisione per loro incarico.
lunedì 6 ottobre 2008
Indicibile sarai tu!!

Quanti di voi si chiedono dove sia finito Fausto Bertinotti? Si, avete capito bene, sto parlando dello stesso Bertinotti che con la sua politica ha portato il PRC e tutta la sinistra fuori dal parlamento (per la prima volta nella storia repubblicana del nostro paese), sto parlando dello stesso Bertinotti che quando è diventato segretario di rifondazione aveva un partito che univa tutte le anime del movimento comunista italiano e che in 12 anni di segreteria è riuscito a provocare tantissime scissioni, dividendo e allontanando moltissimi compagni che faticosamente stavano tentando di iniziare un percorso comune. Sto parlando dello stesso Bertinotti che con la sua linea movimentista ha distrutto l’identità e la militanza di un partito, lo stesso Bertinotti che gridava nelle piazze “no alla guerra senza se e senza ma”, salvo poi sostenere che il suo partito faceva bene a votare il finanziamento delle missioni militari ( quella in Afganistan forse la più famosa) perché non si poteva far cadere il governo (ma non era senza se e senza ma?). Sto parlando infine dello stesso Bertinotti che ha fatto ingoiare qualunque rospo al movimento operaio pur di rimanere presidente della camera, perché evidentemente essere la terza carica dello stato gli conferiva molto prestigio nei salotti buoni dell’alta società che ama frequentare. Comunque ritornando alla domanda iniziale, sapete che fine ha fatto? Dopo il disastro elettorale io avevo sentito che gli era stata proposta una cattedra all’Università di Perugia, sinceramente però non so come sia finita questa storia. Quello che sò invece è che nel frattempo lui non è stato senza fare niente, anzi, ha prima appoggiato la mozione 2 (quella che chiedeva lo scioglimento del partito) nel settimo congresso di Rifondazione Comunista (perdendo), e poi ha fatto una cosa molto coraggiosa(una cosa che un uomo qualunque non potrebbe mai reggere), è stato intervistato da Bruno Vespa per l’ultimo libro di quest’ultimo, e secondo le anticipazioni il caro Fausto in quest’intervista avrebbe detto: “Comunismo è una parola indicibile. Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce”, ora queste affermazioni fatte da un uomo che è stato per 12 anni il segretario (ed ha ancora la tessera) di un partito che ancora oggi si dichiara(dopo il congresso più che mai) COMUNISTA, fatte da un uomo che è stato presidente della camera grazie al voto e al lavoro di tantissimi comunisti, non solo mi sembrano indicibili, ma anche incredibili ed incoerenti!
Alle parole di Bertinotti c’è poco da risponde, aveva già dato segni concreti di una deriva ormai inarrestabile. Come quando in piena campagna elettorale aveva detto che il comunismo sarebbe stato solo una corrente culturale all’interno del soggetto più ampio della sinistra (soggetto unito della sinistra, esplicitamente socialdemocratico, che poi è stato punito dagli elettori); ora chiunque abbia anche solo letto qualcosa di Marx o conosca minimamente cos’è il comunismo, può facilmente comprendere che definire quest'ultimo una corrente culturale è una frase assolutamente antimarxista, e infatti quando Bertinotti disse questa cosa molti compagni gli ricordarono proprio Marx quando diceva: “chiamiamo comunismo il movimento REALE che abolisce lo stato di cose presente”; ma il buon Fausto già allora aveva abbondantemente superato il filosofo tedesco del socialismo scientifico.
Ora dico molto sinceramente che in me c’era il desidero di finire quest’articolo con due righe di insulti nei confronti di Bertinotti, ma poi ho cambiato idea , e anzi ho pensato di dedicargli una poesia, si una poesia di Brecht, che si intitola “lode al comunismo”:
È ragionevole chiunque lo capisce. È facile.
Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere.
Va bene per te, informatene.
Gli idioti lo chiamano idiota e, i sudici i, sudicio.
È contro il sudiciume e contro l’idiozia.
Gli sfruttatori lo chiamano delitto.
Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti.
Non è una follia, ma invece fine della follia.
Non è il caos, ma l’ordine, invece.
È la semplicità che è difficile a farsi.
Dice la poesia: se non sei uno sfruttatore lo puoi intendere, e poi, gli idioti lo chiamano idiota e i sudici, sudicio!
Ecco Brecht descrive perfettamente Bertinotti e cosa è diventato, un sudicio idiota!
Beniamino Simioli (orgogliosamente comunista)
Alle parole di Bertinotti c’è poco da risponde, aveva già dato segni concreti di una deriva ormai inarrestabile. Come quando in piena campagna elettorale aveva detto che il comunismo sarebbe stato solo una corrente culturale all’interno del soggetto più ampio della sinistra (soggetto unito della sinistra, esplicitamente socialdemocratico, che poi è stato punito dagli elettori); ora chiunque abbia anche solo letto qualcosa di Marx o conosca minimamente cos’è il comunismo, può facilmente comprendere che definire quest'ultimo una corrente culturale è una frase assolutamente antimarxista, e infatti quando Bertinotti disse questa cosa molti compagni gli ricordarono proprio Marx quando diceva: “chiamiamo comunismo il movimento REALE che abolisce lo stato di cose presente”; ma il buon Fausto già allora aveva abbondantemente superato il filosofo tedesco del socialismo scientifico.
Ora dico molto sinceramente che in me c’era il desidero di finire quest’articolo con due righe di insulti nei confronti di Bertinotti, ma poi ho cambiato idea , e anzi ho pensato di dedicargli una poesia, si una poesia di Brecht, che si intitola “lode al comunismo”:
È ragionevole chiunque lo capisce. È facile.
Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere.
Va bene per te, informatene.
Gli idioti lo chiamano idiota e, i sudici i, sudicio.
È contro il sudiciume e contro l’idiozia.
Gli sfruttatori lo chiamano delitto.
Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti.
Non è una follia, ma invece fine della follia.
Non è il caos, ma l’ordine, invece.
È la semplicità che è difficile a farsi.
Dice la poesia: se non sei uno sfruttatore lo puoi intendere, e poi, gli idioti lo chiamano idiota e i sudici, sudicio!
Ecco Brecht descrive perfettamente Bertinotti e cosa è diventato, un sudicio idiota!
Beniamino Simioli (orgogliosamente comunista)
sabato 4 ottobre 2008
Nazismo alla moda
Ecco un articolo di Ascanio Celestini, pubblicato sull'Unità(giornale che non è il massimo ma che ogni tanto pubblica ancora qualcosa di decente) il 14 settembre scorso (lo so non è recentissimo, ma è molto simpatico).
“Se avesse trionfato il nazismo vestiremmo tutti quanti molto piu' elegantemente”. Lo trovo scritto in un forum girando in rete. La discussione inizia con la domanda “come sarebbe stata l’Europa se avesse vinto il Hitler?”Ma siamo sicuri che il nazismo abbia perso la guerra? In questa discussione dove gli interlocutori hanno nomi da libro di fantascienza, personaggi di mitologie tra il satanico e il ciberpunk, un po’ superuomo un po’ supermarket, vampiri postmoderni col cuore di panna... insomma, in questa chiacchierata non trovo l’odio tipico dei blog.Qualche tempo fa su argomenti del genere ci si insultava senza alcuna diplomazia. Olio di ricino e bastonate nei denti virtuali scorrevano di riga in riga. Normalmente c’era nembo84 che avrebbe voluto appendere barsoom78 per i testicoli, barsoom78 rispondeva che non avrebbe mostrato le sue parti intime a nembo84 che a suo giudizio era piacevolmente interessato ai rapporti omosessuali, meinkampf89 citava Hitler in tedesco e ricordava a entrambi i loro rispettivi defunti. Tutto ciò accompagnato da “ebrei al rogo” e “boia chi molla”.Adesso questi misteriosi scrittori della rete sono diventati politicamente corretti e parlano di abbigliamento. Tra le celle di questo forum ci si risponde con educazione, si avverte l’influenza del dibattito nella nuova destra. Forse i misteriosi barsoom78, nembo84 e meinkampf89 sono il ministro La Russa, il sindaco Alemanno e il presidente Fini. Li abbiamo sentiti scornarsi con garbo anche in questi ultimi giorni. Il primo ha dichiarato di fare un torto alla propria coscienza se non avesse ricordato che i fascisti dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria. Il secondo ha sostenuto che definire il fascismo “male assoluto” è un’affermazione ingenerosa nei confronti di tanti che aderirono a quell’esperienza in buona fede. E il terzo, dall’alto della sua abbronzatura frutto di bagnetti illegali all’isola del Giglio, ha bacchettato i suoi scolari dicendo che la nuova destra è antifascista.Chissà che non siano proprio sotto falso nome a parlare di nazismo come di una linea di abbigliamento. Nel forum trovo qualcuno che scherza sulla stella gialla da cucire sul vestito, qualcun altro che lo rimprovera garbatamente per la sua ironia macabra, ma la discussione continua a ruotare attorno all’eleganza dell’abito. “Le uniformi naziste sono bellissime. Più belle anche di quelle dell'armata rossa” scrive un anonimo interlocutore al quale risponde un altro navigante della rete mettendo la fotografia di un Ss in posa da divo.Per questo non mi stupisce che l'ex capitano delle Ss Erik Priebke intervenga in un concorso di bellezza. Un criminale nazista scappato in Argentina, arrestato poco più di una decina di anni fa e condannato per le sue responsabilità nell’eccidio alle Fosse Ardeatine, che viene invitato a presiedere una giuria di guardoni misuratori di tette e culi. Sbavatori di professione, esperti di chiappe a mandolino e turgidezza del capezzolo. Credevo che fosse uno scherzo, “che sia una maniera di fargli scoppiare una vena?” ho pensato.E invece è tutto vero. Dalle agenzie apprendiamo che l’elegante vecchio non potrà raggiungere un paesino della Ciociaria dove si tiene una sfilata di carne umana in mutande e reggipetto. L’impedimento nasce da una fastidiosa condanna agli arresti domiciliari che lo tiene momentaneamente vincolato alla sua casa nel centro di Roma. Pare che abbia accettato di partecipare in videoconferenza. Un po’ come quella pubblicità dove un noto gestore telefonico approfitta di Gandhi per reclamizzare i suoi prodotti e il Mahatma parla davanti a una webcam nella sua casa, appare su megaschermi in America e sulla piazza rossa, sul computer portatile dei guerrieri con la lancia e sul telefonino di una coppietta al Colosseo. La pubblicità che si chiude con lo slogan “se avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?”Penso che se ai tempi di Gandhi ci fosse stata questa tecnologia probabilmente lui non avrebbe potuto usarla. Forse avrebbe potuto usufruirne Hitler. Lo avrebbe fatto sicuramente se avesse vinto la guerra, per tornare un attimo al discorso apparso nel forum virtuale.E a distanza di tanti anni il progresso ha premiato il nazismo permettendo al vecchio capitano di dare il suo giudizio sul corpo di giovani donne speranzose di approdare sulla passerella del Gabibbo o in qualche sculettante trasmissione dispensatrice di premi e barzellette. Una giusta ricompensa per il vegliardo che alla fine del marzo ’44 ebbe l’onore di vedere 335 corpi ammucchiati uno sull’altro in una cava lungo la via Ardeatina, corpi che sfilarono davanti a lui con le mani elegantemente legate dietro alla schiena, tenute strette da uno sfizioso filo di ferro.Le iscrizioni a quell’atipico concorso vennero fatte in fretta. Kappler grazie all’aiuto di un manipolo di volenterosi scrisse la lista in poche ore nella notte tra il 23 e il 24. I partecipanti non dovettero nemmeno pagare una quota, né spendere soldi per il treno. Li andarono a prendere a casa con mezzi speciali come i vip. Condotti nella meravigliosa cornice della campagna romana sfilarono a gruppi di cinque. Giunti davanti alla giuria gli si chiedeva garbatamente di reclinare il capo in avanti per ricevere il colpo all’altezza della nuca. Chissà quante giovani miss conoscendo l’eccellente presidente che le giudicherà aspireranno a coronare la loro carriera con una pallottola che attraversa il cervelletto.Purtroppo alle fosse Ardeatine Priebke ebbe la sfortuna di assistere a una sfilata di soli uomini. Maschi poco sensuali che non scoprivano nemmeno il ginocchio. Mentre altri suoi compagni di ventura avevano avuto il privilegio di veder sfilare delle magrissime miss sulla neve di Auschwitz. Sfilare nude senza straccetti che nascondevano interessanti particolari. Chissà se anche in quei luoghi ci si divertiva goliardicamente a assegnare premi? Chissà se si chiacchierava su questioni come le dimensioni perfette di seno, fianchi e sedere? Chissà se venivano invitati in giuria gli eminenti psicologi a disquisire di questioni come l’anoressia?“Se avesse trionfato il nazismo vestiremmo tutti quanti molto piu' elegantemente” scrive un anonimo sul forum. In attesa del lieto evento godiamoci questa bella giovinezza sculettante, quella ciociara per pochi fortunati e quella in diretta televisiva alla televisione nazionale. Carne per rallegrare gli animi alle nostre truppe, ventri per generare figli che daranno il sangue alla patria.
Ascanio Celestini
blog di Ascanio Celestini: http://www.ascaniocelestini.it/
come promesso anche in altri post, il "simiolmarxismo" sta tornando tenetevi pronti...
“Se avesse trionfato il nazismo vestiremmo tutti quanti molto piu' elegantemente”. Lo trovo scritto in un forum girando in rete. La discussione inizia con la domanda “come sarebbe stata l’Europa se avesse vinto il Hitler?”Ma siamo sicuri che il nazismo abbia perso la guerra? In questa discussione dove gli interlocutori hanno nomi da libro di fantascienza, personaggi di mitologie tra il satanico e il ciberpunk, un po’ superuomo un po’ supermarket, vampiri postmoderni col cuore di panna... insomma, in questa chiacchierata non trovo l’odio tipico dei blog.Qualche tempo fa su argomenti del genere ci si insultava senza alcuna diplomazia. Olio di ricino e bastonate nei denti virtuali scorrevano di riga in riga. Normalmente c’era nembo84 che avrebbe voluto appendere barsoom78 per i testicoli, barsoom78 rispondeva che non avrebbe mostrato le sue parti intime a nembo84 che a suo giudizio era piacevolmente interessato ai rapporti omosessuali, meinkampf89 citava Hitler in tedesco e ricordava a entrambi i loro rispettivi defunti. Tutto ciò accompagnato da “ebrei al rogo” e “boia chi molla”.Adesso questi misteriosi scrittori della rete sono diventati politicamente corretti e parlano di abbigliamento. Tra le celle di questo forum ci si risponde con educazione, si avverte l’influenza del dibattito nella nuova destra. Forse i misteriosi barsoom78, nembo84 e meinkampf89 sono il ministro La Russa, il sindaco Alemanno e il presidente Fini. Li abbiamo sentiti scornarsi con garbo anche in questi ultimi giorni. Il primo ha dichiarato di fare un torto alla propria coscienza se non avesse ricordato che i fascisti dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria. Il secondo ha sostenuto che definire il fascismo “male assoluto” è un’affermazione ingenerosa nei confronti di tanti che aderirono a quell’esperienza in buona fede. E il terzo, dall’alto della sua abbronzatura frutto di bagnetti illegali all’isola del Giglio, ha bacchettato i suoi scolari dicendo che la nuova destra è antifascista.Chissà che non siano proprio sotto falso nome a parlare di nazismo come di una linea di abbigliamento. Nel forum trovo qualcuno che scherza sulla stella gialla da cucire sul vestito, qualcun altro che lo rimprovera garbatamente per la sua ironia macabra, ma la discussione continua a ruotare attorno all’eleganza dell’abito. “Le uniformi naziste sono bellissime. Più belle anche di quelle dell'armata rossa” scrive un anonimo interlocutore al quale risponde un altro navigante della rete mettendo la fotografia di un Ss in posa da divo.Per questo non mi stupisce che l'ex capitano delle Ss Erik Priebke intervenga in un concorso di bellezza. Un criminale nazista scappato in Argentina, arrestato poco più di una decina di anni fa e condannato per le sue responsabilità nell’eccidio alle Fosse Ardeatine, che viene invitato a presiedere una giuria di guardoni misuratori di tette e culi. Sbavatori di professione, esperti di chiappe a mandolino e turgidezza del capezzolo. Credevo che fosse uno scherzo, “che sia una maniera di fargli scoppiare una vena?” ho pensato.E invece è tutto vero. Dalle agenzie apprendiamo che l’elegante vecchio non potrà raggiungere un paesino della Ciociaria dove si tiene una sfilata di carne umana in mutande e reggipetto. L’impedimento nasce da una fastidiosa condanna agli arresti domiciliari che lo tiene momentaneamente vincolato alla sua casa nel centro di Roma. Pare che abbia accettato di partecipare in videoconferenza. Un po’ come quella pubblicità dove un noto gestore telefonico approfitta di Gandhi per reclamizzare i suoi prodotti e il Mahatma parla davanti a una webcam nella sua casa, appare su megaschermi in America e sulla piazza rossa, sul computer portatile dei guerrieri con la lancia e sul telefonino di una coppietta al Colosseo. La pubblicità che si chiude con lo slogan “se avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?”Penso che se ai tempi di Gandhi ci fosse stata questa tecnologia probabilmente lui non avrebbe potuto usarla. Forse avrebbe potuto usufruirne Hitler. Lo avrebbe fatto sicuramente se avesse vinto la guerra, per tornare un attimo al discorso apparso nel forum virtuale.E a distanza di tanti anni il progresso ha premiato il nazismo permettendo al vecchio capitano di dare il suo giudizio sul corpo di giovani donne speranzose di approdare sulla passerella del Gabibbo o in qualche sculettante trasmissione dispensatrice di premi e barzellette. Una giusta ricompensa per il vegliardo che alla fine del marzo ’44 ebbe l’onore di vedere 335 corpi ammucchiati uno sull’altro in una cava lungo la via Ardeatina, corpi che sfilarono davanti a lui con le mani elegantemente legate dietro alla schiena, tenute strette da uno sfizioso filo di ferro.Le iscrizioni a quell’atipico concorso vennero fatte in fretta. Kappler grazie all’aiuto di un manipolo di volenterosi scrisse la lista in poche ore nella notte tra il 23 e il 24. I partecipanti non dovettero nemmeno pagare una quota, né spendere soldi per il treno. Li andarono a prendere a casa con mezzi speciali come i vip. Condotti nella meravigliosa cornice della campagna romana sfilarono a gruppi di cinque. Giunti davanti alla giuria gli si chiedeva garbatamente di reclinare il capo in avanti per ricevere il colpo all’altezza della nuca. Chissà quante giovani miss conoscendo l’eccellente presidente che le giudicherà aspireranno a coronare la loro carriera con una pallottola che attraversa il cervelletto.Purtroppo alle fosse Ardeatine Priebke ebbe la sfortuna di assistere a una sfilata di soli uomini. Maschi poco sensuali che non scoprivano nemmeno il ginocchio. Mentre altri suoi compagni di ventura avevano avuto il privilegio di veder sfilare delle magrissime miss sulla neve di Auschwitz. Sfilare nude senza straccetti che nascondevano interessanti particolari. Chissà se anche in quei luoghi ci si divertiva goliardicamente a assegnare premi? Chissà se si chiacchierava su questioni come le dimensioni perfette di seno, fianchi e sedere? Chissà se venivano invitati in giuria gli eminenti psicologi a disquisire di questioni come l’anoressia?“Se avesse trionfato il nazismo vestiremmo tutti quanti molto piu' elegantemente” scrive un anonimo sul forum. In attesa del lieto evento godiamoci questa bella giovinezza sculettante, quella ciociara per pochi fortunati e quella in diretta televisiva alla televisione nazionale. Carne per rallegrare gli animi alle nostre truppe, ventri per generare figli che daranno il sangue alla patria.
Ascanio Celestini
blog di Ascanio Celestini: http://www.ascaniocelestini.it/
come promesso anche in altri post, il "simiolmarxismo" sta tornando tenetevi pronti...
martedì 23 settembre 2008
Tributo a John Holmes
Chi non conosce John Holmes??? bè penso in tanti, comunque chi non lo conosce può leggere la canzone di Elio e Le Storie Tese, che pubblico qui sotto, e che è dedicata proprio a lui e magari si fà un idea. Io vi dico solo che non era un santo, anzi forse proprio l'opposto, ma che comunque è stato un mito!!Quand'ero piccolo
Tutti mi scherzavano
Per le dimensioni del mio pene,
Ed io non stavo bene.
Soffrivo le pene
Per colpa del pene,
Ma più il problema non si pone:
si perchè il pene mi da il pane
Son diventato un grande attore
E benchè schiavo dell'amore
Mi son comprato una moto.
E ora sono schiavo della moto,
Non faccio più moto,
Infatti vado solo in moto
Ma ora son diventato un mito:
Ho rilanciato il film muto
Perchè sono muto,
E se vedrete il filmato
Converrete con noi che
Questa è verità .
John Holmes
Una vita per il cinema
John Holmes
Una vita per la moto
John Holmes
Una vita per il cinema
John Holmes
Una vita per la moto
Trenta centimetri
Di dimensione artistica.
Su di ciò la critica è concorde
Nel ritenermi sudicio
Perchè non hanno capito
Non parlo perchè son rapito
E poi in faccia non vengo mai inquadrato
Però dal pubblico son venerato,
E ora son diventato un mito:
Ho rilanciato il film muto
Perchè sono muto
E se fossi stato ceco
Avrei lanciato il film ceco
E se fossi stato mmm
Avrei lanciato il filmm
Dicon che faccio film penosi
Perchè lavoro col pene.
E insomma il pene mi da il pane
Il pene mi da la moto,
Ma la moto non da pene
Perchè funziona bene
.Si si, la moto non da pene
Perchè funziona bene.
John Holmes
Una vita per il cinema
John Holmes
Una vita per la moto
John Holmes
Una vita per il cinema
John Holmes
Una vita per la moto
XDXD bè forse visto il momento sociale, politico ecc... non è proprio il modo migliore di aggiornare il Blog, ma la "cazzagine" ha preso in ostagio il mio corpo!!
p.s. prossimamente su questi schermi torna la filosofia che è riuscita a conquistare millioni e millioni di cuori e menti, il "Simiolmarxismo" credevate di esservene liberati vero?? ma non è cosi ahahahah
e continuava...a sparare cazzate!!
domenica 21 settembre 2008
Carfagna, pur e pulc' tenn a toss!!

Ormai è cosa nota a tutti, dopo ogni consiglio dei ministri ci tocca sentire una grande proposta da parte di qualche esponente del governo, e i soliti maligni hanno anche fatto notare che ad ogni proposta il popolo ha sempre meno libertà. Pochi giorni fa è toccato al ministro Mara Carfagna, fino ad ora la ministra era stata in silenzio, non aveva detto quasi niente, si era limitata coerentemente con il suo dicastero, quello delle pari opportunità, a schierarsi contro il gay pride (e se qualcuno vi dice che il ministro delle pari opportunità dovrebbe fare proprio il contrario, non credetegli è sicuramente un drogato di qualche centro sociale); ma per il resto niente, sembrava quasi che non esistesse, e tutti si domandavano perché, infondo è risaputo che lei fa il ministro proprio per le sue grandi qualità “orali”. Ma lei ancora una volta ha lasciato tutti a bocca aperta, e questa volta non davanti ad un suo calendario, ma è venuta fuori tuonando contro le prostitute e promettendo manette facili, dichiarando “Non capisco chi vende il proprio corpo!”. Ora comprendo che dopo aver letto questa frase voi non riusciate a trattenere il riso, ma in realtà le frasi della ministra Carfagna come al solito sono state distorte dalla stampa e dai media comunisti, che non perdono occasione per imbrogliare il popolo italiano, del resto e tutto il governo che si trova ad operare in condizioni difficili, tutta l’informazione in mano agli stalinisti, in più il nostro esecutivo è accerchiato da un Europa bolscevica, che non perde occasione per attaccarlo, arrivando addirittura a definirlo razzista. Ma ritorniamo a noi, perché in realtà la ministra Mara Carfagna ha dichiarato “Non capisco chi vende il proprio corpo… tranne chi lo fa per andare in televisione o per fare il ministro” ora che l’inganno della sinistra è stato svelato potete capire che in realtà la ministra ha dato prova di grande coerenza.
Dunque come si è detto la ministra è stata chiarissima, carcere per clienti e prostitute, e visto che le prigioni italiane già scoppiano tutti hanno applaudito all’idea di metterci dentro (almeno a parole) altre persone. E non state a sentire quei fricchettoni di sinistra che dicono che non è chiudendo gli occhi che si risolvono i problemi e che non è con la repressione che si aiuta chi infondo è una vittima; oppure il solito Marco Travaglio che accecato dall’odio marxista che gli è stato inculcato da un altro giornalista di provata fede leninista: Indro Montanelli, ha detto che il DDL Carfagna non servirà per arginare il fenomeno prostituzione e che gli unici risultati saranno quelli di sputtanare il cliente, e di intasare ancora di più il sistema giudiziario, che come tutti sapete funzionerebbe benissimo se non fosse per un gruppo di magistrati pazzi (sostenuti dalla lobby omosessuale) che per perseguitare il presidente del consiglio e i suoi amici, non lavora.
Concludo ricordandovi che in Russia con Stalin c’erano i gulag, questo non è attinente con quello di cui si parlava, ma ogni tanto bisogna dirlo e ripeterlo a quelle persone cattive che provano a mettere in dubbio la verità che il nostro Dio…ops…volevo dire Premier ci regala quotidianamente.
Dunque come si è detto la ministra è stata chiarissima, carcere per clienti e prostitute, e visto che le prigioni italiane già scoppiano tutti hanno applaudito all’idea di metterci dentro (almeno a parole) altre persone. E non state a sentire quei fricchettoni di sinistra che dicono che non è chiudendo gli occhi che si risolvono i problemi e che non è con la repressione che si aiuta chi infondo è una vittima; oppure il solito Marco Travaglio che accecato dall’odio marxista che gli è stato inculcato da un altro giornalista di provata fede leninista: Indro Montanelli, ha detto che il DDL Carfagna non servirà per arginare il fenomeno prostituzione e che gli unici risultati saranno quelli di sputtanare il cliente, e di intasare ancora di più il sistema giudiziario, che come tutti sapete funzionerebbe benissimo se non fosse per un gruppo di magistrati pazzi (sostenuti dalla lobby omosessuale) che per perseguitare il presidente del consiglio e i suoi amici, non lavora.
Concludo ricordandovi che in Russia con Stalin c’erano i gulag, questo non è attinente con quello di cui si parlava, ma ogni tanto bisogna dirlo e ripeterlo a quelle persone cattive che provano a mettere in dubbio la verità che il nostro Dio…ops…volevo dire Premier ci regala quotidianamente.
Beniamino Simioli
sabato 20 settembre 2008
Iniziamo cosi
Bene, apriamo questo blog (che comunque è ancora in costruzione, e deve essere molto migliorato) con un poesia.
Una poesia non recentissima, ma che mi sembra sia stata scritta ieri, l'autore è il grande Bertol Brecht
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c'era rimasto nessuno a protestare...
guagliù queste parole sembrano profetiche, ed è proprio con le parole di Brecht che invito tutti ad aprire gli occhi!! e ricordate se quando poi tocca a voi non è rimasto più nessuno a protestare?? perchè quando portavano via quelli che lo facevano e toglievano ogni minima libertà voi giravate la faccia dall'altro lato???
va bè con quest'ultima frase un po' inquietante XDXD, vi saluto alla prossima :)
Martedì 16/10/2008: quasi un mese fà pubblicavo questo post, attribuendo questa poesia a Brecht, ma ieri mi è capitato di leggere sul "calendario del popolo" che in realtà questa poesia non è di Brecht. Una volta venuto a conoscenza della notizia mi sembrava doveroso corregere il post, e riconoscere il vero autore di questo capolavoro cioè: EMIL GUSTAV FRIEDRICH MARTIN NIEMOLLER
Una poesia non recentissima, ma che mi sembra sia stata scritta ieri, l'autore è il grande Bertol Brecht
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c'era rimasto nessuno a protestare...
guagliù queste parole sembrano profetiche, ed è proprio con le parole di Brecht che invito tutti ad aprire gli occhi!! e ricordate se quando poi tocca a voi non è rimasto più nessuno a protestare?? perchè quando portavano via quelli che lo facevano e toglievano ogni minima libertà voi giravate la faccia dall'altro lato???
va bè con quest'ultima frase un po' inquietante XDXD, vi saluto alla prossima :)
Martedì 16/10/2008: quasi un mese fà pubblicavo questo post, attribuendo questa poesia a Brecht, ma ieri mi è capitato di leggere sul "calendario del popolo" che in realtà questa poesia non è di Brecht. Una volta venuto a conoscenza della notizia mi sembrava doveroso corregere il post, e riconoscere il vero autore di questo capolavoro cioè: EMIL GUSTAV FRIEDRICH MARTIN NIEMOLLER
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