"Trovo la televisione molto educativa. Ogni volta che qualcuno l'accende,
vado in un'altra stanza e leggo un libro" Groucho Marx





mercoledì 9 dicembre 2009

Il Premio Nobel per la Pace 2010 va assegnato a Fidel


Propiziamo la candidatura dello statista cubano Fidel Castro per il Premio Nobel per la Pace 2010, raccogliendo proposte di movimenti sociali, culturali, universitari, dei diritti umani, sociali e politici.
Le conquiste di Cuba in salute ed in educazione, con mete elevate come la drastica diminuzione della mortalità infantile a meno di 6 per mille nati vivi e la frequenza scolastica del cento per cento della popolazione, lo meritano.
Va considerato che su queste basi, Cuba, con la presidenza di Fidel Castro sino al luglio del 2006, non ha mai smesso di progredire nel settore della salute, con un’industria biotecnologia al livello più alto dei paesi del Terzo Mondo e in quello dell’educazione con una popolazione di altissimo livello culturale.
Questi obiettivi sono stati realizzati soffrendo un illegale blocco imposto dagli Stati Uniti, che dura da 47 anni.
Chiama doppiamente l’attenzione il fatto che le conquiste di Cuba, ispirate dal suo leader storico, si condividono con altri popoli del mondo.
È il caso della Scuola Latinoamericana di Medicina, che ha appena compiuto dieci anni di vita, con più di 20.000 giovani di quasi cento paesi iscritti.
Con il metodo cubano “Io sì che posso”, hanno imparato a leggere e scrivere 4 milioni di persone, e con il programma oculistico “Operazione Miracolo”, sono state operate 1.6 milioni di persone: tutto questo sempre gratuitamente.
La maggioranza dei beneficiati sono di condizioni umili ed sono gli abitanti scartabili per il mondo ingiusto delle multinazionali e dei bancari.
Mentre altri governanti, che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace, si dedicano ad esportare marins e a gettare missili e bombe su popoli devastati e nello stesso tempo a saccheggiare le loro risorse naturali ed umane.
Fidele Castro ha dato un contributo ad un mondo di pace, formando medici ed eserciti di camici bianchi, maestri, educatori sportivi ed artisti.
I tentativi imperialisti per svuotare il mondo e gettarlo nell’abisso della più profonda delle sue crisi, fa ricordare che Fidel Castro aveva avvisato già nel 1983, parlando contro il fenomeno del debito estero impagabile, immorale e fraudolento.
Milioni di posti di lavoro e milioni di vite umane si sono perse dall’inizio della crisi del debito estero, per non seguire le proposte realiste e giuste dell’allora Presidente di Cuba.
Nel 2007 Fidel aveva allarmato sui piani nordamericani di fabbricare combustibili con il granturco e gli alimenti, un piano auspicato dalle lobby delle grande imprese automotrici, che sta facendo aumentare la legione degli affamati e rende più alti i prezzi degli alimenti.
Adesso sono 1020 milioni gli affamati, invece degli 840 milioni di quel momento.
Fidel Castro ha allarmato a favore dell’attenzione per l’ambiente, e contro lo stile capitalista alienante di produzione e consumo, e sul riscaldamento globale che si sta producendo, con il cambio climatico.
Già in EcoRío del ’92, 17 anni fa, il leader cubano chiamò a difendere il medio ambiente e criticò i governi ed i monopoli internazionali che antepongono i loro affari ed il lucro smisurato, al punto d’inquinare i fiumi, terminare le risorse non rinnovabili, desertificare le terre, riscaldare il pianeta e porre in pericolo la sopravvivenza della specie umana.
Per tutti questi meriti e per molto di più propiziamo la candidatura di Fidel Castro al Premio Nobel per la Pace del 2010.

Per aderire a questa petizione si deve inviare un messaggio di posta elettronica a questo indirizzo: fidelnobeldelapaz@gmail.com

domenica 11 ottobre 2009

La notizia cattiva è che Babbo Natale non esiste, quella buona è che puoi fare a meno di lui


Mi ricordo di quando andavo in quarta/quinta elementare ero l’unico bambino che non credeva a Babbo Natale, lo sapevo da piccolissimo che Babbo Natele non esisteva, i miei genitori mi avevano rivelato quasi subito questa cocente verità! Anche da bambino ero un grandissimo rompi coglioni e già allora avevo un certa dose di logica e di razionalità, troppe cose non mi tornavano nella storia di quel uomo grasso con la barba bianca. Facevo mille domande, e cosi mio padre un giorno si ruppe il cazzo e mi disse che Babbo Natale non esisteva. Ritorniamo però ai miei ultimi anni nella scuola elementare quando la mia battaglia contro i bambini credenti entrò nella fase cruciale, io dicevo: “Non esiste Babbo Natale!” e loro: “No esiste! Non lo vedi che viene anche tutti gli anni a trovarci a scuola?” e qui bisogna aprire una parentesi, infatti tutti gli anni a dicembre nella scuola di San Rocco (Marano di Napoli) il maestro Castrese (che non vedo da anni ma di cui conservo un ottimo ricordo) si vestiva da Babbo Natale, tutti i bambini uscivano dalla classi e lui regalava caramelle, i bambini contentissimi erano convinti che di fronte a loro ci fosse veramente Babbo Natale. Al quinto anno decisi che era arrivato il momento di svelare a tutti la verità e dimostrare che avevo ragione io, cosi quando il maestro si chinò per regalare una caramella ad un bambina più piccola io mi avvicinai e gli tirai la barba, dimostrando a tutti che era finta. Non vi dico i pianti della bambina e le “cazziate” che mi presi. Tornato in classe però ero contento perchè avevo mostrato a tutti la verità: Babbo Natale non esisteva! Tuttavia c’era un brutta soppressa ed attendermi, infatti tutti erano ancora convinti dell’esistenza di Babbo Natale, anzi la sua reputazione era pure migliorata, mi dissero: “Certo che Babbo Natale esiste, solo non stava bene e visto che è tanto buono per non farci rimanere male ha chiamato il maestro Castrese e gli ha prestato il suo vestito per farci portare comunque le caramelle” era allibito da queste frasi, ero anche io un bambino ma pensavo: “Come è possibile anche solo concepirle certe cose?”. Ma nonostante questo la mia battaglia andò avanti, domandavo a tutti: “Ma come è possibile che un solo uomo faccia in una notte il giro del mondo?”, “Come fa a passare nel camino?”, “E quelli che non hanno il camino?”, “Avete mai visto una renna volare?”, “Come fa a leggere tutte le letterine del mondo?”, “E soprattutto perché i bambini figli di famiglia povere vengono sempre trattati peggio di quelli appartenenti a famiglie ricche?” queste ed altre domande ponevo, ma niente, non c’era confronto, non c’era discussione, a loro cosi avevano detto, a loro cosi faceva comodo credere (sperare che ogni anno a natale si potesse chiedere qualsiasi cosa era naturalmente bellissimo) e non volevano sentire ragioni, era cosi e basta. Mi prendevano anche per il culo su questa cosa, ero io quello scemo perché non credevo a Babbo Natale, loro invece che adoravano un personaggio con la barba bianca che giudica buoni e cattivi dalla sua bella postazione erano i furbi. Qualche mese dopo la fine della scuola elementare tutti quei bambini scoprirono che Babbo Natale in realtà non esisteva, bastò che i genitori gli dicessero “Babbo Natale non esiste” e loro smisero di crederci, ma come, io avevo portato tutte le argomentazioni possibili, tesi razionali e logiche, e non mi avevano creduto, anche quando avevo tolto la barba finta la maestro Castrese avevano continuato a credere a Babbo Natale, e ora bastava che i genitori dicessero una parola e loro improvvisamente non ci credevano più. All’epoca non mi spiegai questa cosa, oggi so che quando non ti fai domande segui ciecamente il tuo padrone, e se anche il padrone ti dice una cosa assurda tu ci credi perché non ti poni dubbi e poi in fondo credere a quello che dice il padrone è rassicurante, è quasi bello, è sicuramente meglio della verità. Sono d’accordo con chi ora starà pensando che ero un bambino e quindi potevo anche rompere di meno il cazzo e poi il parallelo tra genitore e padrone è un po’azzardato, tutto vero, però io volevo porre l’attenzione su un altro aspetto, infatti penso che il problema reale sia chi è cresciuto e continua a non porsi domande, non crede più a Babbo Natale, ma crede a qualcosa di più assurdo, e quando provi a spiegargli che non è cosi, che non può essere cosi, ancora una volta ti prende pure per il culo e ancora una volta per assurdo lo scemo sei tu e non lui.


Beniamino Simioli

Il nobel per la pace a Barack Obama? Perchè?

Carissim@,
è stato appena conferito il premio nobel per la pace al presidente USA Barack Obama. Ora, le uniche risposte razionali alla domanda "Perché??" a mio avviso sono:
A. Perche è vero che aumenta le spese militari, continua con i progetti di basi in sud america e gli USA sono gli unici ad avere ancora un ambasciatore nell'Honduras golpista, ma Barack è bello, americano e soprattutto nero, qualcosa di buono la farà. Tesi del Nobel sulla fiducia.
B. Perchè in due mesi di Presidenza avrebbe potuto scatenare guerre nucleari e catastrofi ambientali come gli altri presidenti americani e finora non lo ha fatto. Tesi del Nobel ellittico.
C. Perchè, dato che le Olimpiadi sono andate a Rio invece che a Chicago, un contentino gli andava pur dato. Tesi del Nobel di consolazione.
E' per questo che ho approntato per voi un simpatico sondaggio che potrete trovare al link www.gfxpoll.com/viewpoll/5842-nobel_per_la_pace_a_obama.html nel quale esprimere la vostra opinione. Dunque votate, votate, votate!

Sig.na ∏epo

martedì 24 marzo 2009

Versi sul Passaporto Sovietico

Nell'ultimo periodo ho aggiornato poco il Blog e ad essere sincero non è proprio cosi che avevo immaginato questo spazio. Comunque niente di irrimediabile, con il tempo gli aggiornamenti saranno più frequenti e gli argomenti trattati più diversificati.

In ogni caso ora vi lascio a questa stupenda poesia di Majakovskji, che come dice anche il titolo del post si chiama proprio "Versi sul Passaporto Sovietico":

Io come un lupo
divorerei
il burocratismo
Per i mandati
non ho alcun rispetto.
Vadano
con le madri
a tutti i diavoli
tutte le carte.
Ma questo...
Per il lungo fronte
di scompartimenti
e cabineun funzionario
cortese
s'avanza.
Porgono i passaporti
ed io
consegno
il mio
libriccino purpureo.
Per certi passaporti
ha un sorriso sulla bocca.
Per altri
un contengo sprezzante.
Con rispetto
prende, ad esempio,
i passaporti
con il leone inglese
a due piazze.
Mangiandosi
con gli occhi il bravo zio,
senza cessare
d'inchinarsi
prende,
come prendesse una mancia,
il passaporto
d'un Americano.
Su quello polacco
appunta lo sguardo
come una capra dinanzi a un affisso
Su quello polacco
spalanca gli occhicon poliziesca
ottusità d'elefante:
di dove, perbacco,
e che sono queste
innovazioni geografiche?
E senza volgere
la palla della testa,
senza provare
sentimento
alcuno,
egli prende,
senza batter ciglio,
i passaporti dei Danesi
e di diversi
altri
Svedesi.
E a un tratto
la sua bocca si contorce
come per una scottatura.
Il signor funzionario
infatti
prende
Il mio
passaporto dalla pelle rossa.
Lo prende
come una bomba,
lo prende
come un riccio,
come un rasoio
a due tagli,
Lo prende
come un serpente
a sonagli,
lungo due metri,
con venti lingue.
Ammicca
in modo espressivo
il facchino,
pronto
a portari i bagagli per niente.
Il gendarme
scruta
il poliziotto,
il poliziotto
il gendarme.
Con quale voluttà
dalla casta gendarmesca
io sarei
fustigato e crocifisso
perché
ho fra le mani,
con falce
e martello, il passaporto e sovietico.
Per i mandati
non ho alcun rispetto.
Vadano
con le madri
a tutti i diavoli
tutte le carte.
Ma questo...
Io lo traggo
dalle larghe brache,
duplicato
d'un peso inestimabile.
Leggete,
invidiate,
io
sono cittadino
dell'Unione Sovietica.

martedì 24 febbraio 2009

Rifondazione e le alleanze locali


Il problema delle alleanze e dalla permanenza nelle giunte locali, tormenta Rifondazione Comunista da sempre, ma dopo lo scorso congresso di Chianciano che ha sancito la svolta a sinistra del Partito, questa questione è ritornata di primario interesse. Definire come si debba comportare nelle alleanze il Partito post-Chianciano è il dibattito che sta coinvolgendo un po’ tutte le anime e le sensibilità presenti nel Prc e, in particolare, quelle che fanno parte dell’attuale maggioranza.

Il problema, a nostro avviso, dovrebbe essere affrontato evitando da un lato l’opportunismo dall’altro il settarismo. Imporre regole generali (sempre in alleanza con il Pd o mai in alleanza con quest’ultimo) ad una moltitudine di casi particolari differenti tra di loro, non solo è una pratica sbagliata ma anche non marxista. E’ del tutto evidente che, su questo tema, non esistono soluzioni universali e valide in ogni circostanza.

Prima di decidere se allearsi o no con il centro-sinistra, prima di stabilire la nostra uscita o meno dalle giunte locali bisognerebbe,dunque, valutare concretamente quanto la nostra politica possa influenzare l’azione di governo; per far ciò occorre tenere presente alcuni criteri che non possono in alcun modo essere sottovalutati. Tra questi, il proprio radicamento sul territorio, la composizione della coalizione, il programma di governo, la capacità del nostro Partito di far rispettare gli impegni assunti, naturalmente sempre rapportandosi alla particolarità del contesto sociale in cui si agisce. Insomma, valutare i rapporti di forza con le altre formazioni politiche non è una questione di secondo piano, anzi è fondamentale. Qualsiasi discussione sui candidati o sul numero di assessori dovrebbe essere preceduta dalla discussione sui programmi politici ed è naturale che, su questo piano, ci sono alcuni punti per noi vitali e sui quali non possiamo cedere. Molti di questi sono stati più volte elencati dalla segreteria nazionale (es. la totale contrarietà alla privatizzazione dell’acqua), ma altri vanno ricercati nelle specificità di ogni singolo territorio.

Dovremmo, ad esempio, mettere in chiaro, prima di siglare un’alleanza, il nostro rifiuto nei confronti di uno strumento politico come quello dell’elezione primaria, che è un meccanismo micidiale volto a distruggere i partiti, tanto più se di sinistra, come strutture organizzate di rappresentanza. Altro punto dovrebbe essere quello di pretendere che tutti i candidati della coalizione siano persone oneste e non legate ai poteri forti (legali e non).

Detto questo è però necessario anche affermare che su alcune realtà, come per esempio quella campana, bisogna essere chiari. Valutare, dunque, tutti i criteri sopra elencati, insieme alle particolarità del Pd campano (che se è possibile è pure peggio di quello nazionale) e valutare oggettivamente l’operato insufficiente delle varie giunte (almeno quelle più grandi) in cui siamo presenti. In questo contesto politico, si rende necessaria sia la nostra uscita dalle giunte (in particolare quella regionale), ma anche la scelta di non allearsi nuovamente con il Pd, puntando sulla costruzione di coalizioni di sinistra, almeno fino a quando le condizioni oggettive attualmente esistenti non saranno mutate.

In alcuni territori, come in Campania, ma non solo, il nostro Partito è diventato un campo di battaglia dove istituzionali più o meno legati al Pd si contendono fette di potere, imbottendo gli organismi dirigenti di persone che sono da loro economicamente dipendenti.

Non possiamo permettere che tutto ciò continui, omologandoci alle usanze delle altre forze politiche. Di conseguenza è si necessario valutare caso per caso, ma è altrettanto necessario essere espliciti e diretti laddove ormai c’è ben poco da valutare.

di Beniamino Simioli - membro del Cpf di Napoli e Resp. GC Marano

domenica 22 febbraio 2009

Per una svolta a sinistra tra i Giovani Comunisti

Appello per l'Area Sinistra Comunista

L’area Sinistra Comunista è una componente formata dalla maggioranza dei Compagni e delle Compagne della vecchia III mozione congressuale, ma sin da subito arricchitasi del contributo di Compagni e Compagne provenienti da altre aree e mozioni congressuali, a dimostrazione della pluralità di questo percorso. Ufficialmente costituito nei primi giorni del dicembre 2008, il nostro progetto politico nasce con un intento specifico: rafforzare la maggioranza scaturita dal VII Congresso di Chianciano e, quindi, salvaguardare la svolta a sinistra di Rifondazione Comunista. Siamo consapevoli che la lunga battaglia per la riconquista e la crescita del consenso del nostro Partito nella società, dopo la clamorosa sconfitta dello scorso aprile, deve svilupparsi attraverso la testa, le gambe e l’entusiasmo dei suoi militanti. In quest’ottica riteniamo che il nostro progetto debba rivolgersi innanzitutto a tutti i Giovani Comunisti: è nostro obiettivo costituire un’area che riceva l'apporto di Compagni e Compagne provenienti da differenti percorsi, ma tutti interessati a rilanciare l’organizzazione giovanile e la sua autonomia, intesa come specificità d’azione nella società. La nostra organizzazione esce da anni di direzione politica di quella parte della II mozione votata al superamento del nostro Partito, che l’ha plasmata in senso verticista ed ideologicamente revisionista del marxismo, togliendole credibilità nei movimenti giovanili e riducendola al collasso organizzativo. La necessità che invece avvertiamo come Giovani Comunisti di Sinistra Comunista è il rilancio della nostra organizzazione giovanile, attraverso un programma politico che concretizzi con originalità la svolta a sinistra di Rifondazione Comunista. Vogliamo che la nostra organizzazione riprenda con slancio la sua iniziativa nella società, nei movimenti e tra i lavoratori, al fianco cioè di quelle istanze conflittuali con le quali bisogna saldarsi per esercitare un’opposizione decisa al Capitale e allo sfruttamento. La fase transitoria in cui la nostra organizzazione si trova, con la fuoriuscita della quasi totalità dell’Esecutivo nazionale dei G.C., ci richiede un impegno energico: Sinistra Comunista lavorerà per garantire la costruzione di organismi provvisori plurali e paritetici, che colmino il vuoto di direzione politica e progettuale lasciato dagli ex-esponenti della II mozione. In questo siamo già protagonisti in alcune federazioni dal Nord al Sud dell’Italia, dove stiamo contribuendo al rilancio politico della nostra organizzazione, a cominciare da una campagna per il tesseramento G.C. 2009. Non esiteremo, però, a denunciare settarismi ed opportunismi, che rischiano di demolire una volta per tutte la nostra organizzazione. Il nostro obiettivo sarà quello di lavorare per superare definitivamente le posizioni liquidatorie, ma anche di contrastare attivamente qualsiasi deriva moderata, burocratica e carrierista all’interno dei Giovani Comunisti, dei quali vogliamo tutelare la specificità come articolazione della Rifondazione Comunista tra le giovani generazioni. Perché il contributo che intendiamo dare come area vuole superare le logiche di quelle componenti del nostro Partito che funzionano ormai come apparati burocratici, che non vivono più della reale partecipazione e del protagonismo dei militanti alla definizione della linea politica e che, comprimendo gli spazi di democrazia interna, tolgono dinamismo all’elaborazione della strategia del Partito. Contribuiremo a delineare un’analisi scientifica dei processi in atto nel capitalismo, rivolgendo i nostri studi e la nostra attenzione all’intera storia del pensiero marxista, formulando critiche, ma senza rinunciare a valorizzare i tratti più alti ed originali dell’elaborazione rivoluzionaria, a cominciare dalle categorie di imperialismo ed egemonia definite da Lenin e Gramsci. Accanto a questo, riteniamo che la nostra organizzazione debba essere in grado di leggere in modo adeguato i cambiamenti nella società, di comprendere le fasi della lotta politica e le strategie più efficaci per il raggiungimento dei propri obiettivi. Compiti del genere richiedono un urgente bisogno di militanti preparati, ed è per questo che riteniamo fondamentale riattivare un processo di Formazione Politica di cui la nostra organizzazione deve farsi carico. C’impegneremo per schierare i Giovani Comunisti nelle mobilitazioni antifasciste e contro il revisionismo storico sulla Resistenza italiana; contribuiremo a recuperare il ruolo e lo slancio di un'organizzazione storicamente votata all’internazionalismo, come l'impegno nelle mobilitazioni sui recenti fatti di Grecia, Palestina ed America Latina ci dimostrano; porremo come punto imprescindibile anche il ritorno della nostra organizzazione nei luoghi di lavoro, per la lotta al precariato e la difesa della sicurezza e della dignità dei lavoratori, in un Paese come il nostro in cui il numero dei morti sul lavoro assume le dimensioni di una strage; ci spenderemo per contrastare le riforme in atto nella Scuola e nell’Università, per opporci ad un modello scolastico che opera una drastica selezione di classe nell’accesso all’istruzione. Sinistra Comunista s’impegnerà a compattare l’intero arco di forze che reggono la svolta a sinistra dentro Rifondazione Comunista, ma ci proporremo anche di favorire la reale (quindi, né verticista né politicista) unità delle forze comuniste e dei movimenti anticapitalisti, a partire dai processi reali in atto nella società e dai contenuti politici, con l’obiettivo di ricomporre un blocco di forze opposte al capitalismo. Riteniamo necessario in tal senso riallacciare i legami con i movimenti contestatari del G8 e del WTO, i movimenti pacifisti e quelli in difesa dei dei beni pubblici, anche con l’obiettivo di costruire una mobilitazione unitaria contro il prossimo vertice degli otto grandi in Sicilia. Pur essendoci costituiti come area politica da pochissimi mesi, abbiamo già conquistato un consenso ed una forza discreta all’interno delle federazioni del Partito. Tra i Giovani Comunisti, pur non disponendo di un’adeguata rappresentanza nel Coordinamento nazionale, ci siamo dotati gruppi organizzati ed attivi in varie realtà territoriali e stiamo conquistando nuove adesioni. Su queste basi costruiremo il nostro progetto, la nostra nuova delegazione negli organismi dirigenti, contribuendo attivamente ad un nuovo sviluppo dei Giovani Comunisti e della Rifondazione Comunista.Per adesioni e informazioni: sinistracomunista.gc@gmail.com (Specificare Federazione di provenienza e e-mail per contatti)http://sinistracomunistagc.blogspot.com/

sabato 7 febbraio 2009

Il mio primo esame


Oggi è stato il giorno del mio primo esame, Sociologia Generale, devo dire che poteva andare meglio ma comunque alle fine sono contento del mio 25!!

ciaos a todos